WEB 2.0: PER MOLTI MA NON PER TUTTI Vi racconto il paradosso di una pubblica amministrazione. Grazie all'iniziativa personale di una preziosa collaboratrice, viene presentato a un dirigente un progetto di e-democracy partecipativa basata su strumenti 2.0 (sostanzialmente un wiki). Paraculaggio preventivo: la realizzazione di 5-slide-5 che dicessero cos'è il web 2.0, come si progetta per il web 2.0, quali i rischi e le opportunità di un progetto del genere, quali le fasi del progetto. Questo perché il dirigente in questione non sopporta un livello di analisi superiore alle 3 righe di testo in corpo 28. Al momento di presentare le slide parte il sottile brivido di terrore. Il dirigente che si occupa di comunicazione (e quindi anche dei progetti web) non ha ben chiaro nemmeno il web 1.0, figurarsi le tendenze in atto negli ultimi tre anni. All'enunciazione dei termini "condivisione", "partecipazione" e "user generated content" il sopracciglio del dirigente si alza ogni volta un po' di più, tanto che mi sembra debba levitargli qualche centimetro sopra la fronte. Il clou è lo scambio di battute raggelante: "Come una specie di Wikipedia, hai presente Wikipedia?" - "No". Riesco a dribblare la classica obiezione "Se gli utenti generano il contenuto vuol dire che scrivono insulti e bestemmie usando questi strumenti partecipativi" (che poi non è del tutto alieno dalla realtà dai fatti, ma suvvia, cerchiamo di mettere questi brutti social network in una luce positiva). Non riesco, però, a reggere il silenzio e l'indecifrabile sguardo che il dirigente mi pianta addosso. Vorrei solo urlare "E' colpa di Daniela, è lei che mi ha convinto a dirti queste fregnacce, è tutto uno scherzo, il web 2.0 non esiste!", ma riesco a resistere e a sostenere il suo sguardo. L'incontro si conclude così. Dopo un paio di giorni, il responso telefonico. "Sai, questa idea del web 2.0 non è da buttar via, è molto innovativa. La terrei in caldo però per il 2009-2010, sai... Perché non credo che i nostri utenti siano ancora pronti". Ubi maior...