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Espansione dinamica, ipotetica, peripatetica e (forse) quotidiana di pietroizzo::

Che sto facendo?



» lunedì, 30 maggio 2005


ESERCIZI DI DIDJERIDOO
Una piccola novità, un momento di illuminazione. Nel weekend, alla libreria Scritti sulla Musica, ho trovato la seconda edizione ampliata e con CD audio allegato del libro sul Didjeridoo di Papi Moreno. Diciamo che dopo tre anni di onorata e polverosa carriera su una mensola di casa (data la mia totale incapacità di produrre altro che scorregge amplificate attraverso il didje), grazie al metodo illustrato nel libro sono riuscito a trovare il modo giusto di suonare. Adesso riesco quantomeno a modulare la nota base e a muovere la lingua per variare il suono! La vibrazione del didje la riconosci, come dice Moreno, perché ti risuona dentro. Nonostante dopo un'ora di esercizio mi sembrasse di aver gonfiato mille palloncini (non ho il fisico) la sensazione suonando è molto ricca, dà soddisfazione. Adesso che ho capito mi eserciterò ogni giorno, per la gioia di Stefi, Maya e dei vicini di casa. Poi magari in autunno vado a fare uno dei seminari di Papi... Why not? :-)

Un delirio di pietroizzo (in: personalmente) | 30/05/2005 17:11 |


» sabato, 28 maggio 2005


IL SEME DELLA FOLLIA
Sarà il caldo. O magari il Giro d'Italia. Mentre sto per restituire un paio di DVD al mio Blockbuster (è mio: conosco personalmente tutti quelli che ci lavorano, Marcello, Axe, Simona) passa un tipo. Normale, mi pare. A pochi passi da me, davanti all'ingresso del negozio, si inginocchia sul marciapiede. Si fa il segno della croce. Rimane a capo chino qualche secondo, poi si alza e se ne va. Come se nulla fosse. Io e una coppia parcheggiata lì accanto lo seguiamo con lo sguardo. Decido che comunque è il caso di infilare i DVD nella buca. Passa un altro tipo. Mi guarda. Guarda con un certo interesse la locandina dei film a noleggio in uscita a giugno. Poi si toglie la maglietta e resta a torso nudo. Non stacca lo sguardo dalla vetrina. Prima di vedere una scena alla Carpenter, tipo una serie di personaggi inquetanti attratti dal demone del videonoleggio, mi avvio verso casa. Mi viene voglia di fumare. Mi fermo accanto a due puttane, carine. Una bionda, l'altra mora. Ma sono entrambe salutiste, e di sigarette da offrire non ne hanno. Passa un gruppo di ragazzi in scooter, suonano i clacson, fanno apprezzamenti. Io e le puttane ridiamo insieme, poi riprendo la strada. A casa, la mia pallottina è ranicchiata su un divano. Respiro regolare, un sorriso sulle labbra. Le sfioro la guancia con un bacio. E' un pezzo di notte a Torino.

Un delirio di pietroizzo (in: personalmente) | 28/05/2005 00:39 |


» giovedì, 26 maggio 2005


IL MEME DEI FILE MUSICALI (CON UN OCCHIO ALLA SIAE)
Svaroschi mi sferra un colpaccio notturno piazzandomi questa intrigante catena di S. Antonio musicale... Ed io è tanto che non parlo di musica! Compilo quindi diligentemente...

1. Volume totale dei file musicali
File musicali, hmmmmmmm... Dunque si intende solo MP3? Fammi pensare, all'incirca 3 GB adesso su PC, un'ottantina di GB sparsi su un centinaio di CD... comunque tanti. CD audio pochini (saranno 200), però sono orgogliosissimo della mia collezione di vinili che ormai sento pochissimo (circa 400) e delle mie innumerevoli audiocassette quasi tutte registrate ai tempi gloriosi in cui duplicarsi i CD non era reato... ;-P

2. L'ultimo cd che ho comprato
Comprato...? Ah, sì! CD di cantante tunisino di cui non conosco il nome (ma è un po' il Ricky Martin del Maghreb).

3. Canzone che sta suonando ora
La Gasolina (Daddy Yankee)... Lo so... Sono tamarro dentro! Ma si tratta di un remix... :-))

4. Cinque canzoni che ascolto spesso ultimamente
Believe (Chemical Brothers) - perché... mi dà la carica a bbestia
Feel Good Inc. (Gorillaz) - perché... mi fa stare bbene
Boulevard of Broken Dreams (Green Day) - perché... dovevo dirne una, ma mi sento tutto l'album in continuazione
You Can't Always Get What You Want (Rolling Stones) - perché... non puoi sempre avere quello che vuoi
Musicology (Prince) - perché... c'è la linea di basso geniale

Un delirio di pietroizzo (in: ascoltare) | 26/05/2005 01:59 |


» mercoledì, 25 maggio 2005


BOMBE SU CASAIZZO
E ti pareva, manco passano tre giorni dal viaggio e cosa ti vado a scoprire? Povera nonna, si è goduta casa sua giusto un giorno o due e l'hanno subito fatta sfollare!!! La nube di sfiga di CasaIzzo assume connotati paradossali...

Un delirio di pietroizzo (in: navigare) | 25/05/2005 23:49 |



IL FABBRO CHE DIVENNE CAVALIERE...
Finalmente torno in sala, dopo un periodo di assenza troppo lungo. Devo confessare che, essendo sempre meno per vari problemi le occasioni di andare al cinema, alla fine vengo attirato dai filmauri, quelli che se li vedi al cinema rendono meglio (e segretamente mi odio per questo comportamento che è esattamente quello che porta ad incassare poco il cinema non di effetti speciali). Comunque sia, Kingdom of Heaven (Le Crociate). Sentimenti contrastanti, come sempre di fronte all'ultimo Ridley Scott. Grandiosa fotografia, ottima ricostruzione di ambienti. Luci affascinanti, inquadrature intense, ricche, con punti di vista classici ma anche innovativi. Storia potente (e si tratta di una storia, non tanto della Storia - secondo me giudicare questi film sulla base della verità storica è una solenne cazzata). Potente perché mette in gioco un conflitto veramente epico, sia in termini di eserciti che in termini di scelte morali. Da manuale, insomma: conflitto esterno e conflitto interno. Potrei anche azzardarmi a dire "il fabbro che divenne cavaliere, che divenne generale, che difese Gerusalemme" (ricorda qualcosa?)... Il fatto che Ridley a volte ripeta sé stesso non mi dà più di tanto fastidio (Il Gladiatore è spesso citato, nei corpo a corpo, nell'ossessione del protagonista per la terra, la polvere, l'erba, nella perdita iniziale). Quel che irrita, come sempre nei filmauri, è - ad esempio - lo sfruttamento della "formula". Se Peter Jackson ha fatto "x", adesso bisogna necessariamente fare "x+1", o almeno "x".  Nessuna originalità nell'assedio di Gerusalemme che è identico a quello di Minas Tirith. Una sequenza che lascia tutti insoddisfatti. I fan degli effettoni non ci trovano nulla di nuovo, quelli ai quali gli effettoni irritano si troveranno disgustati dai nugoli di frecce digitali. Fortunatamente la battaglia finisce (con una dissolvenza geniale), e si ritorna alla pseudo-normalità filmica. L'altra cosa che è assolutamente deleteria nei filmauri è la persistenza, nella mente dei produttori, della necessità di quelle battute che in gergo si chiamano "one-liner", quelle da supermacho che stanno da dio in Die Hard ma c'entrano come i cavoli a merenda in un dramma religioso. E Orlando Bloom, in qualità di superstar del film, ne dice almeno quattro o cinque, per contratto. Peccato, perché il suo è un ruolo tormentato e comunque affascinante, e lui è anche bravo. A volte un po' di silenzio non guasterebbe, in luogo di dialoghi devastanti.

Un delirio di pietroizzo (in: vedere) | 25/05/2005 15:02 |


» lunedì, 23 maggio 2005


GLI ANNI DI PRIGIONIA DEL NONNO
In viaggio con la nonna. Un'esperienza che apre le porte della percezione. Di problemi, in famiglia, ne abbiamo che versano. Perciò quest'anno è toccata a me. Accompagnare la nonna (anni 87) a casa sua, dopo che si è fermata circa sei mesi a casa dei miei - un periodo di tempo assolutamente poco digeribile per chiunque. La nonna abita a Formia, ridente paese costiero sito tra Roma e Napoli. Otto ore di treno all'andata e otto al ritorno. I più cinici tra i lettori mi diranno: "Ma non se lo poteva prendere da sola, il treno"? Suvvia, nonostante l'estrema lucidità mentale e la costanza nell'attività fisica, ha pur sempre 87 anni e 5 valigie. Perciò, mi presento alla stazione alle 10.20 (il treno parte alle 11.10 e mia nonna è già arrivata col taxi alle 9.30 per paura di far tardi). Saltiamo pure i convenevoli.
"Piè, prendi un carrello!"
"Ma nonna, te le porto io le valigie..."
"No, no, e perché devi fare 'sti sforzi che ti scende l'ernia?"
Lei ha serissimi problemi di ernia, e perciò misura il mondo sulla sua esperienza personale. Parto per un giro veloce di tutta la stazione. Non esistono carrelli da nessuna parte, sono tutti presi. Nel frattempo Stefi, che è rimasta con la nonna, ne trova uno lì. Corsa inutile, ovviamente. Carichiamo tutto sul treno, Stefi se ne va (triste per non vedermi nel weekend ma segretamente sollevata di non dovermi accompagnare nel mio viaggio stile Carlo Verdone + Sora Lella).
Nello scompartimento ci sono: due anziani coniugi veterocomunisti, un anziano avvocato napoletano e (per un paio d'ore) due scosciatissime turiste cecoslovacche, delle quali era possibile valutare il grado di depilazione inguinale. L'unico interlocutore possibile per la nonna sarebbe l'avvocato, ma dorme. La coppia veterocomunista invece ossessiona tutti tentando di risolvere il cruciverba della Settimana Enigmistica (quello complicato) e tentando di imbastire paragoni tra la famiglia Berlusconi e la famiglia reale. Mia nonna fa finta di dormire. Tiene la borsa stretta a sé perché le turiste cecoslovacche nella sua mente sono pur sempre ragazze dell'est, potenziali borseggiatrici. Poi tira fuori i panini fatti da lei. Si riconoscono dalla scarsissima farcitura di prosciutto. Le otto ore passano, e finalmente si scende. La nonna abita a 100 metri dalla stazione, ma ha comunque mobilitato il vicino di casa per farsi venire a prendere in macchina. Ricomincia la pantomima dell'ernia (se sapesse quanto pesano le borse che portiamo io e Stefi in vacanza, capirebbe che per me sollevare le sue valigie è uno scherzo).
Momento relax: la cena in trattoria con la nonna. A momenti alterni (a volte riesco a farle cambiare discorso) l'argomento è "quanto andrà a rotoli il ménage familiare ora che lei non è più con i miei".
"Tua madre non è nemmeno capace a lavare l'insalata."
"Mmmm..."
"Tua madre mi parla solo sempre dei suoi malanni."
"Mmmmmm..."
"Adesso mangeranno surgelati per un anno."
"Mmmmmmmmmmm..."
"Magari domani le telefono per spiegarle come si lava l'insalata."
"Senti, ma ridimmi un po' degli anni di prigionia del nonno...?"
La casa della nonna è uguale da sempre, è incredibile come non cambi mai. Salvo una decina di giorni due anni fa non ci mettevo piede dal 1985. Dà un po' di straniamento, un po' di nostalgia. Accomodati in poltrona, la scelta è tra Gerry Scotti e Pippo Baudo (con notevole preferenza della nonna verso quest'ultimo).
Il mattino dopo, sveglia alle 8.50. (il treno è alle 10.25, il biglietto ce l'ho già e la stazione è sempre a 100 metri da casa della nonna). Argomento favorito del mattino è "quando non ci sarò più". Probabilmente l'argomento preferito in assoluto di tutte le nonne di una certa età. Loro, maledizione, sentono avvicinarsi il momento, e tu per quanto le consideri a volte delle grandissime rompicoglioni non puoi fare a meno di allontanarti verso il treno con un po' di commozione. Subito spazzata via dal delirio di trovarsi davanti nello scompartimento per otto ore un bambino viziato e isterico che pur avendo circa 11 anni strilla come un maialino scannato quando la mamma deve allontanarsi per andare in bagno e la costringe a piazzare davanti a sé (e perciò anche davanti a me) tutti i suoi giochini. Per punizione tiro fuori il mio fumetto di Doraemon. Poi mi metto gli auricolari con un programma di Chemical Brothers, Green Day ed Eminem. Lui piange perché vorrebbe anche lui leggere Doraemon. Io ostento il mio interesse per il fumetto, e quando lo finisco, facendo finta di nulla, lo ripongo nello zainetto e chiudo gli occhi. Mi addormento cullato dai suoi strilli petulanti, che per fortuna non riescono a sovrastare del tutto la musica...

Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 23/05/2005 17:37 |


» venerdì, 20 maggio 2005


HAIKU #008
Sole sulla pelle bianca
delle ragazze
ed io... in riunione.

Un delirio di pietroizzo (in: haiku) | 20/05/2005 15:20 |


» martedì, 17 maggio 2005


TU LAGAZZO POLCO, IO SENTILE TE!
Avevo dimenticato il dentista. Mi attende al varco da prima della Tunisia. Non roviniamo le vacanze, ha detto. Poi c'era da andare a Roma. Non roviniamo il viaggio di lavoro, ha detto. Rovinare? Ma se è solo una scheggiatura in un dente devitalizzato, monconizzato, incapsulato...? Basta ripararla, no? Evidentemente no. Ignaro di cosa mi aspettasse, mi presento a cuor leggero da Henry. Ma il lavoro sui denti finti non è degno di lui. Il lavoro è assegnato a Elio, lo zio odontotecnico vicino alla pensione. Elio è un soggetto inquietante. Prima portava un imbarazzante parrucchino. Ora ha deciso di farne a meno, e sfoggia una lucente piazza attorniata da ciuffetti brizzolati che lo fanno somigliare ad una versione malata e perversa di Sor Pampurio. Elio ha un camice sempre macchiato di sangue, o di pasta dentina, o di alginato. Predilige gli strumenti dentistici più vecchi (non quelli usa e getta) perché li ritiene più performanti. Tocca a lui rendermi edotto sul fatto che non si ripara una scheggiatura. Si distrugge la capsula, si rimonconizza e si procede ad una nuova impronta. Quindi, il trapano è inevitabile. Oltre al consueto rumore penetrante e all'odore di bruciato polveroso causato dall'attrito del (finto) smalto con il trapano, mi tocca sperimentare l'alito stagionatissimo di Elio e i suoi tentativi di distrarmi con la storia della sua vita...
"Allora... sei andato in Tunisia, poi?"
Annuisco. Con gli occhi, per evitare che il trapano vada troppo sotto la gengiva.
"Ma comunque, guarda, meglio andare in vacanza dove parlano italiano, per me..."
Sciacquo e sputo. Gli faccio notare che in Tunisia parlano quasi tutti molto bene l'italiano. Questo scatena in lui reminiscenze datate 1966.
"Eh... lo so. Dio bono se lo so... Sti stranieri qua lo imparano subito l'italiano, mica come noi... Sai, da giovane io stavo a Portapalazzo. Avevo una soffitta, carina, pulita, in Piazza della Repubblica 1, proprio all'angolo con Via Milano. Sopra Bacchetta, hai presente? La pelletteria... E pensa: già nel '66 da Bacchetta c'erano i lavoranti cinesi che facevano le borse per due lire... C'era una cinesina... A me piaceva, dio bono... me la sarei fatta, non so se mi spiego!"
Mentre parla, Elio prende uno strumento nuovo. Una leva da piazzare sotto la gengiva, con un manico sul quale può scorrere un peso di acciaio che, se spinto con una certa violenza contro l'impugnatura, causa una serie di traumi al colletto del dente finto da sotto in su (serve a scardinare completamente la vecchia capsula).
"Ma dio bono, non viene via sta roba!... Comunque, com'è come non è, le ho chiesto se voleva uscire con me. E lei sai cosa mi ha detto? Mi fa: 'Io no venile con te, io conoscele te. Tu lagazzo polco! Io sentile te con lagazze in soffitta, plima tu palla e lide e poi TLUN, TLUN, TLUN!'... Har, har, har...! Capito? Mi conosceva di fama!"
La cosa che lo diverte di più è il ricordo del suono onomatopeico della testiera del letto che sbatte contro i muri della sua garçonniere nell'interpretazione esotica della ragazza cinese. Intanto la capsula è saltata, e lui, concentrato su una lampada ad olio fiammeggiante, sta scaldando della ceralacca che mi infilerà nella gengiva insieme ad una corona di rame rovente (per "prendere l'impronta come si faceva una volta").
"Allora, sai, io avevo 18 anni, non avevo nemmeno i soldi per comprarmi la macchina, però avevo affittato questa soffitta con due amici, capisci? Io abitavo con i miei, ma pagavamo 18.000 lire al mese per questo posto, per portarci le ragazze. Che poi ci rientravamo subito dei soldi, perché bastava subaffittarla per 5.000 lire al giorno ai ragazzi del quartiere che ci andavano a scopare e con quattro giorni al mese ci guadagnavi ancora... Che tempi, dio bono! Andavo a dormire alle tre, poi alle quattro arrivavano i terroni a vendere le angurie e urlavano... Allora io gli tiravo giù le secchiate d'acqua, dio bono... Erano bravi, ma rompevano i coglioni! Eh, già... Poi nel '71 ho conosciuto mia moglie... e sai com'è, la garçonniere ho dovuto mollarla..."
Difficile pensare ad Elio come a un dongiovanni. Lo scruto mentre ho la bocca piena di alginato, e lo vedo con occhio diverso. Chissà quante ne avrebbe da raccontare, sui suoi cinque anni da scapolo sessuomane con il bernoccolo degli affari. Elio come alter ego di Tinto Brass. Posso essere orgoglioso del mio odontotecnico... non lo cambierei per nulla al mondo!

Un delirio di pietroizzo (in: personalmente) | 17/05/2005 01:31 |


» lunedì, 16 maggio 2005


LO ZIO WALT E IL REALISMO SOCIALISTA
Ecco un post che farà pensare alla gente che legge "ma quanto se la tira questo"? Io stesso mi vergogno un po' di andare in libreria a comprare certi libri, eppure è più forte di me. E, lungi dall'essere una lettura difficile e concettuale, il saggio su Walt Disney di Sergej M. Ejzenstejn è quanto di più illuminante sono riuscito a leggere in tema di cinema e filosofia dell'immagine di recente. Di solito si legge Ejzenstejn all'università, se studi cinema. Anzi, in quel caso devo dire che ti fai anche una bella indigestione. Ma il punto è che il genio di Ejzenstejn traspare da ogni frase, e il suo stile è assolutamente comparabile ad un flusso di idee senza connessione - dove la connessione la trovi tu entrando in sintonia con le frasi. Boh, forse non riesco a spiegarmi. Questo comunque rientra in una serie di saggi sul cinema americano (su Chaplin, su Griffith) che sono costati al regista più di un'abiura al tribunale del realismo socialista... Ejzenstejn considerava Disney (il primo Disney, quello degli anni '20, '30 e '40) il più grande artista americano. L'arte disneyana (non consolatoria o predicatoria secondo il russo) portava le masse in un mondo "altro". Un giudizio di puro formalismo, che avvicina Disney ai grandi surrealisti. Decisamente interessante.

Un delirio di pietroizzo (in: leggere) | 16/05/2005 16:05 |


» sabato, 14 maggio 2005


LE AVVENTURE DI PIETRO AL FORUM PA
Terra, finalmente! Terra torinese! Un sollievo dopo un'intera settimana passata a Roma per lavoro. Metto subito le mani avanti con la mezza dozzina di amici romani che mi diranno "'A 'nfame, ma perché nun te sei fatto sentì?"... Ci sono tre ordini di motivi. Il primo: dalle 9 alle 19 al Forum PA (una manifestazione a mio avviso estremamente inutile, autocelebrativa e per di più triste e sfiancante - nulla a che vedere con il ComPA). Il secondo: dalle 19 alle 23 a scorta delle colleghe indifese nella metropoli tentacolare. Il terzo: sindrome da raffreddamento acuta dovuta all'uso pervasivo e smodato che i romani fanno dell'aria condizionata. Ad ogni modo, ci saranno altre occasioni. Al Forum PA ho fatto alcuni esperimenti di antropologia culturale. Nonostante si fosse lì per promuovere progetti innovativi nella PA e presentare documenti, brochure e quant'altro, la gente che frequenta la fiera (ingresso gratuito, apertura - lo ricordo - dalle 9 alle 19) vuole solo le penne. O i gadget. Moltissimi visitatori passavano e chiedevano "Avete gadget?" con un tono tipo "dolcetto o scherzetto". Ma non mi sembra che siamo alla fiera del gadget! Oppure sfogliavano svogliatamente i depliant per poi posarli di nuovo sul desk. Oppure gettavano un'occhiata distratta per concludere in una frazione di secondo che non valeva nemmeno la pena avvicinarsi a me e Santina, impegnatissimi nella lettura dei giornali dato che non c'era nulla da fare. Il discorso cambiava non appena tiravamo fuori una manciata di penne. Il visitatore fieristico è attratto dalle penne come l'ape dal miele. Le nostre penne, peraltro, non scrivono neppure bene, ma loro questo non lo potevano sapere. Ed ecco il balletto del gadget. Gli uni si avvicinano al portapenne, controllano con aria furtiva che noi si stia effettivamente leggendo dei flirt di Fini e Prestigiacomo e arraffano quattro penne per volta. Gli altri tentano di leggere qualche documento, ne prendono con sé uno a caso e poi chiedono "Posso prendere anche una penna?". Quelli che chiamano gli amici e dicono "Qui danno le penne, venite!". Quelli che, se spostavo il portapenne più indietro sul desk, restavano interdetti perché per arraffarle dovevano entrare nel mio spazio personale, ma - temerari - non rinunciavano al miraggio della biro. Quelli che, con la scusa che erano anziani, chiedevano di poter avere tutte le penne che avevamo in dotazione (cosa ne volevano fare? portarle al pensionato?). La vita era solo albergo, taxi, fiera e un po' di passeggiate prima di dormire (l'unica parte valida di una settimana lavorativa a Roma). Oddio, anche l'albergo non scherzava affatto, probabilmente il più bello dove abbia mai messo piede e dove non potrei giammai recarmi con il mio misero stipendio... I taxisti di Roma, invece, sono una categoria a parte. In questa settimana ho scoperto che Santina è una campionessa di "discorsi da taxi"... Quelli che partono con il traffico e finiscono con frasi tipo "il mondo è dei più furbi" o "d'altra parte, è così" o "i politici sono tutti uguali". Santina riesce a dar corda a qualsiasi taxista romano facendolo entrare in feedback: già normalmente sono portati alla chiacchiera (simpatica, per carità). Con Santina danno la stura alla verbosità più alienante. Comunque, alla fine, sono ancora qua. Ancora in piedi. Pronto per una nuova mirabolante settimana lavorativa. Ciao.

Un delirio di pietroizzo (in: personalmente) | 14/05/2005 00:13 |


» giovedì, 05 maggio 2005


AVVENTURE IN TUNISIA PARTE 2
IL DESERTO
Considerato che una delle poche persone meritevoli di stima viste in vacanza è stata la guida tunisina (un ragazzo con l'aria da gangster e il piglio da professore di antropologia culturale), passerei piuttosto ai paesaggi e agli animali, decisamente più interessanti. Non si può andare in Tunisia senza un assaggio di deserto, pensavo. E infatti, anche se si ha poco tempo, vale la pena sbattersi a fare la temibile escursione sul dromedario (quello con una gobba sola). Arrivati a Douz, la porta del deserto, ci issiamo sui bestioni (alti più di 2 metri) che ondeggiano pericolosamente. Soprattutto, si alzano e si abbassano di colpo, catapultandoti in avanti se non sei pronto ad afferrare spasmodicamente la sella... Insomma, finalmente ho capito da dove arriva la sabbia fine delle clessidre: dal deserto di Douz! Una landa di sabbia sterminata popolata (se non altro ai margini) da individui finto-berberi stile Lawrence d'Arabia che cavalcano su bianchi dromedari o neri stalloni arabi vestiti con turbanti e mantelli. Si fermano per farsi fotografare dietro il modico compenso di 5 dinari. Il cammelliere di Stefi (che viaggiava in una carovana separata dalla mia) ha pensato bene di mollarla in mezzo alle dune lasciandole la briglia in mano. La sfilza di esclamazioni poco simpatiche rivolte alternativamente al cammello e al cammelliere si sentivano anche da dieci dune più in là.
I VILLAGGI BERBERI
A mio avviso la parte migliore da visitare della Tunisia meridionale: Tataouine (vi dice qualcosa il nome?), Medenine, Chenini, Tamerza, Chebiki, le oasi sulle montagne e i villaggi fortificati in rovina, gli ksour e le case troglodite di Matmata... Un tour del genere si sovrappone all'80% con il tour delle location di Star Wars (quello del '77, cioè l'attuale Episodio IV - Una nuova speranza, ma anche dell'Episodio I - La minaccia fantasma). Matmata è per l'appunto il luogo dove abita il giovane Skywalker prima di conoscere l'anziano Obi Wan Kenobi, Tamerza (o giù di lì) è dove si annida il perfido Darth Maul - quello un po' stupido e ipertatuato... Comunque a parte le fregole fantascientifiche sono i luoghi più magici e particolari che ho visitato da qualche anno.
TOZEUR
"Passano ancora lenti i treni per Tozeur"... La sapeva anche la guida tunisina, la canzone di Battiato. Tozeur è la città più grossa del sud tunisino e anche la più bella. Purtroppo ci siamo stati una sera soltanto, ma è valsa la pena vedere un museo (aperto fino a mezzanotte) situato nell'antica residenza estiva del Bey tunisino (una cosa molto alla Lawrence d'Arabia... lo so, i riferimenti cinematografici sono sempre un po' gli stessi... volendo ci stava dentro anche Il vento e il leone di Milius). Assolutamente stupendo. Con tutti quei mattoncini... A Tozeur ho anche acquistato qualche compilation tamarrissima (cioè il corrispondente tunisino del tamarro) di successi da hit parade in arabo. Geniali! Ad ascoltarle in ufficio sembra di stare a San Salvario durante la festa del quartiere. O a Portapalazzo. Un luogo che quasi tutti i tunisini sembrano conoscere, almeno di fama.
IL CIBO
Atmosfere molto Chef Kumalè, spezie a go go (alcune parecchio piccanti) e soprattutto cuscus in tutte le salse, mai lesinato e sempre ben condito. Ovvio, no? Ma la cosa che più mi ha colpito della cucina tunisina è il briq. Trattasi di una sorta di wanton fritto (per chi conosce la cucina cinese più maiala) ma molto più grosso e ripieno di un composto di uova, tonno, cumino e prezzemolo. Divino. Da buttare giù con un po' di té alla menta carichissimo. E poi i dolcetti della regione di Tataouine. Miele, sesamo, noci e mandorle. Ne ho ancora qualcuno in ufficio, per chi vuole fare un salto a trovarmi.

Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 05/05/2005 16:48 |


» mercoledì, 04 maggio 2005


LA MIA CAMERETTA PITTURATA DI GRIGIO
Mi rendo conto di essermi fatto dominare dallo stress nel descrivere alcune impressioni sul mio viaggio in Tunisia. Sembra che ci siano state solo cose negative. In realtà non è vero, come spero di dimostrare presto con la seconda parte del reportage. Il fatto è che il ritorno è stato dei peggiori, con nuove incursioni ospedaliere, il lavoro che va sempre peggio e le riprese del corto che incombono (va be', quella è una cosa positiva, però è comunque un impegno). Quindi il mio stato d'animo in questi giorni è estremamente, decisamente negativo. Dovrei chiudermi una cameretta pitturata di grigio, come Addolorato...

Un delirio di pietroizzo (in: personalmente) | 04/05/2005 11:16 |


» martedì, 03 maggio 2005


AVVENTURE IN TUNISIA PARTE 1
IL VILLAGGIO VACANZE
Intendiamoci, non è che fosse un vero e proprio villaggio. Più un grosso hotel. Però c'era... l'animazione! Io e Stefi non siamo stati in un posto con "l'animazione" dal lontano 1996. E' una prospettiva che ci devasta. Eppure, per voler pagar poco e fare una cosa rilassante (cioè per non voler guidare anche nelle piste desertiche col sole a picco e stancarsi peggio di quando si è partiti) abbiamo optato per questa simpatica soluzione. Ora la eviteremo per altri 10 anni almeno. Perché, perché devono iniziare a rompere i maroni alle 10 del mattino (ora in cui tu ti spalmi sul lettino in piscina per dormire al sole) e attaccano con la "ssssssiglaaaaaaaa!" e poi insistono a proporti il beach volley, le freccette e il "gioco aperitivo" (non ho capito cosa fosse ma preferisco rimanere con la curiosità)? Comunque sia, poveracci, non erano nemmeno antipatici, facevano il loro lavoro, però... due palle!
METEREOLOGIA
La Tunisia ha in media due giornate brutte in tutto il periodo marzo-ottobre. Esattamente le prime due giornate della nostra vacanza. Ovviamente. Peraltro, sole a picco di giorno (ma piacevolmente ventilato) e 12 gradi di sera. A fine vacanza, tutti col mal di gola!
I TUNISINI
Loro sanno bene come prendere i turisti. In pratica li rapiscono. Specialmente se sono italiani. Cominciano a puntarti da lontano. "Italiano! Amigo! Gianluca (o Fabio, o Marco, o Giovanni, che sono i quattro nomi che conoscono in italiano)! Vieni qua! Solo per vedere! Ti tratto bene!". E ti portano nel negozio più inculato del Souk più inquietante del posto. I negozi tunisini sono dei labirinti di souvenir, dalla rosa del deserto al cammello magico (che non si è ancora capito come funziona), dalle chicha ai bicchierini per il tè alla menta. Comprare in questi negozi non prende meno di 45 minuti. Anche se compri un fischietto in terracotta. La cosa è comunque affascinante, perché ti offrono il tè, ti mettono a tuo agio, chiacchierano, c'è uno scambio di culture, tu ti informi, loro ti fanno vedere un po' di merce. Poi arriva il momento della contrattazione, la recita commerciale in cui loro sono maestri. I più coscienziosi scrivono la cifra su un foglio e ti chiedono di scrivere tu stesso la tua offerta (in genere la loro cifra è almeno 10 volte più alta di quanto pensavi). Tu dici la tua e loro cominciano "Dieci?!?! Tu sei pazzo, mi vuoi rovinare? Io pago questo venti! Io devo guadagnare!" (con l'accento di Peter Sellers in Hollywood Party) e via così per delle mezze ore. Affascinante. Una volta. Poi rompe i coglioni.
GLI ITALIANI
Da sempre detesto gli italiani all'estero. Dopo questo viaggio ancora di più. Non è snobismo. Sta di fatto che troppo spesso chi ha i mezzi per viaggiare è uno stordito, ignorante e arrogante, che pensa di appartenere ad una razza superiore cui tutto è permesso. Questo si vede ancora di più in paesi come la Tunisia che loro considerano terzo mondo (nonostante anche lì abbondi la tecnologia, solo un po' più polverosa). Nei paesi ricchi (più ricchi dell'Italia) l'italiano si comporta con supponenza ma abbassa maggiormente la cresta. In Tunisia ho visto cose tremende. Italiani che si fiondavano sui buffet che offrivano spaghetti snobbando i cibi locali, per poi criticarne la cottura (in Italia sono meglio). Grazie al cazzo, brutto deficiente, non siamo in Italia, quindi non puoi avere spaghetti e caffè come quelli che bevi da noi. Se sei venuto per quello, te ne stavi a casa tua! Pagano per fare delle escursioni con la guida e poi non la stanno a sentire, perché devono parlare ad alta voce degli ultimi piani tariffari di Tim o Vodafone. Visitano una fabbrica di tappeti dove le lavoranti prendono 3 dinari al giorno di stipendio e le apostrofano con frasi come "Uè, ma dite al vostro capo di darvi più di 3 dinari al giorno, è una miseria! Come cazzo fate a viverci?" (come fanno, brutto coglione? risparmiando su cibo e vestiti alla faccia del tuo stipendio di 2.000 euro mensili, pantaloncini firmati e videocamera da 4.000 euro). Entrano in una sinagoga, fermano un rabbino e chiedono "Scusi, ma chi è il dio qui?" (giuro, è vera)! Pagano un'anziana donna berbera per fare la foto con lei e la abbracciano in perfetta posa da faccetta nera. Da brivido. Forse il motivo principale per cui solitamente io e Stefi viaggiamo rigorosamente in solitario. Per la cronaca, la serafica risposta del rabbino alla domanda idiota in sinagoga è stata, semplicemente, "Dio!"...

Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 03/05/2005 23:35 |


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