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Espansione dinamica, ipotetica, peripatetica e (forse) quotidiana di pietroizzo::

Che sto facendo?



» mercoledì, 20 febbraio 2008


TUTTI I POST FINISCONO IN GLORIA
Di solito si dice che tutto è bene quel che finisce bene. Per come la vedo io, tutto è bene quel che finisce. Punto. Quattro anni e tre mesi sono stati lunghi e tortuosi. Questi post e i loro commenti mi hanno tenuto buona compagnia. Ora sentivo il bisogno di un nuovo inizio. Perciò (long story short) ho chiuso i commenti, e questo sarà l'ultimo post su Splinder.
D'ora in avanti, apparirò in tutto il mio fulgore sul nuovo sito


Di là c'è tutto quello che cercate: vecchi post, nuovi post (ovviamente), per non parlare di tutte le pagine del vecchio sito pietroizzo.com, che è andato in pensione anche lui. Ora metto a posto ancora due o tre dettagli (tipo feed RSS, etc.) e poi ci vediamo di là. Educati come sempre, in fila per due e mi raccomando con le pattine. Che ho appena dato la cera. A presto.

eternamente vostro
pietroizzo

Postilla: non sarebbe stato degno di me e della mia sfiga se nel momento esatto in cui ho pubblicato questo post il server nuovo non si fosse messo a far le bizze...! Fidatevi, casaizzo.com esiste e apparirà presto sui vostri monitor!

Un delirio di pietroizzo (in: bloggare) | 20/02/2008 11:38 |


» lunedì, 18 febbraio 2008


BACK FROM NYC, BACK TO WORK
Here I am, folks... It feels a little depressive to be back in Torino, without any skyscraper in sight! Non vi preoccupate, non ho intenzione di fare un post in inglese, non ne ho nessuna voglia... Anche se una settimana laggiù è stata sicuramente una manna dal cielo per le mie competenze linguistiche. Che dire. La depressione stile costacrociere ce l'ho veramente. Qui c'è troppa luce rispetto ai canyon di cemento e acciaio di Manhattan. Ero già abituato a non vedere quasi mai la luce del sole, se non tra le 11.30 e le 13.30. Una situazione assolutamente ideale. Se si esclude Central Park, dove il sole arriva più facilmente. La tipica sensazione è stata quella di "non credere" di essere lì. Di non credere di essere nel Greenwich Village, nel Lower East Side, a Times Square, a SoHo, a Brooklyn... Di non credere di essere stato nei famosi ristorantini dell'East Village e di TriBeCa, di aver visto il musical dei musical Monty Python's Spamalot, di aver attraversato a piedi Central Park (per il lato corto) e il Brooklyn Bridge (per tutta la lunghezza di 5 miglia), di aver camminato sulla spiaggia di Coney Island mormorando tra me e me "Guerrieriiii... giochiamo alla guerra?", di aver visto giornate di sole con -5 gradi centigradi, tempeste di neve e giornate di pioggia incessante, di aver conosciuto i famigerati parenti del Jersey e di aver acquistato oggetti impossibili che ora non sappiamo dove mettere... Per il resto, seguirà un reportage più dettagliato su Flickr (non appena avrò messo a posto e scremato le attuali 1367 foto) e sulla sezione viaggi del sito nuovo (non appena avrò terminato con il trasloco da Splinder). It feels strange to be blogging after a week of unplugged life. Hope to be fine soon. My head is still spinning.

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Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 18/02/2008 12:32 |


» giovedì, 07 febbraio 2008


UNITI PER IL CERVELLO (IO E IL SUZ)
Suzukimaruti era al mare, e per una settimana il feed reader è tornato snello e scattante. Ora Suzukimaruti è tornato, e ha prodotto nel giro di due giorni due post kilometrici. Ma non importa. Io amo quest'uomo. Nel suo ultimo post A cercar la bella morte AKA Yes We Can è riuscito ad esprimere con il consueto ed affascinante spregio della sintesi quello che penso io, quello che (spero) pensi tu, quello che pensa la parte onesta dell'Italia. Magari quella che un po' d'esame di coscienza se lo vuole fare. In sostanza due punti, uno di amarezza e uno di speranza. Uno: ci meritiamo Berlusconi, inutile girarci intorno. Due: Veltroni forse ha annusato la traccia giusta, interpretando correttamente il malessere della base. Vedremo che succederà, in ogni caso leggete il post, che merita.

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Un delirio di pietroizzo (in: personalmente) | 07/02/2008 09:41 |


» mercoledì, 06 febbraio 2008


A PROPOSITO DI TUTTA QUESTA SFIGA
In questi giorni sto spolverando gli scaffali e rimettendo in ordine i ripostigli di Splinder. Provo a dare una bella sistemata per non dovermi portar dietro post inutili perché raddoppiati o categorie indesiderate. Insomma, metto a punto il blog in modo che sia facilmente portabile su Wordpress. Perché di là ho già tutto pronto, manca solo questo bell'archivio di circa 820 post (pensavo di aver superato i 1000 e invece no). Nel far questo, ho buttato inevitabilmente l'occhio su quattro anni di storia personale, tra una risata e un moto di fastidio. E mi sono reso conto che non c'è stato un singolo mese, in questi ultimi quattro anni, in cui qualcosa di grosso non sia andato male. Lutti, furti, danni irreparabili, piccoli e grandi problemi. Cioè, questo blog è un calvario! Simpatico, però. Speriamo che ora che Saturno non è più contro qualcosa possa cambiare. In fondo, come ho risposto più di una volta alla domanda "perché insisti a tenere un blog così personale", questo spazio serve a me per poter ridere delle mie disgrazie... Ha!

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Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 06/02/2008 09:50 |


» sabato, 02 febbraio 2008


COSE CHE CAPITANO SOLTANTO QUANDO DEVI PARTIRE PER NEW YORK
Eccole qua, c'è mica problema:
  1. Il bancomat che smette di funzionare e tu ti devi sbattere per fare un nuovo contratto
  2. La macchina fotografica che emette una luce verdastra e non riconosce nessun tipo di memory card
  3. Il conto che tende pericolosamente al rosso, in concomitanza con una serie di tasse da pagare
  4. Il rene destro che improvvisamente si risveglia, meditando sulle delizie del Beth Israel Medical Center
  5. Il lavoro che impazza impedendoti di pensare ai cazzi tuoi e al sightseeing che farai una volta a NYC
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Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 02/02/2008 01:33 |


» venerdì, 01 febbraio 2008


PARTECIPEROOO'... MI AUTOINVITEROOO'... MALEDETTO BARCAMP DI TORINOOO!
Niente, ieri sera c'era la consueta cena tra i blogger torinesi, che si assesta sempre intorno alle 20 presenze e questo già ti fa passar la voglia di linkare tutti... Comunque c'erano vecchie e nuove conoscenze, si è parlato di Tossic Park, di Lady Mastella, di spirito eporediese, di colpi di stato, di tecnologia e cazzate, al solito (almeno dalla mia parte del tavolo, ché il brutto di ste cene è che non riesci mai a interagire con tutti, la prossima volta tutti in un locale easy tipo il Pueblo e ci portiamo l'insalata di riso da casa). Ho avuto il piacere di conoscere Raffaele Bianco, un altro giovane che lavora in politica (che di questi tempi mi sembra quasi un ossimoro) e insomma a pelle mi è piaciuto subito. Poi di nuovi c'erano anche Virus1973 e Akash, a lungo contatto di Flickr, ieri visto anche dal vivo. Bon, fa sempre piacere. Poi ovviamente si è parlato del Barcamp Torino + Webdays al Circolo dei lettori il 22 e 23 febbraio. Al di là delle conferenze (che devo confessare sono a volte un po' ripetitive, di anno in anno) è ovviamente un occasione per incontrarsi - o reincontrarsi - dal vivo. Specialmente con chi non vivendo a Torino è più difficile da beccare, come Mafe & Vanz, Kurai, Etere & Mescaline, Eiochemipensavo e Sonounprecario (tanto per dire qualche nome di quelli che seguo). E allora niente, partecipate numerosi, che si chiacchera si beve si canta e si balla e soprattutto è gratis (ops... ho snaturato la natura del Barcamp)...?

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Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 01/02/2008 11:00 |


» mercoledì, 30 gennaio 2008


A VOI ROMANI...
No, tranquilli, non volevo dirvi che siete una "brutta banda di ruffiani e di intriganti cammuffati bene o male da intellettuali e santi". Volevo anzi complimentarmi. Son giorni un po' turbinosi per me, tra lavoro, robe personali, casini vari. E' un po' che non mi esprimo sul web, anche perché il tempo che di solito dedicavo al blogging è assorbito dalle prove che sto facendo di là per aggregare in un sol colpo un po' di robe sparse. Perciò vedo intorno a me frammenti di vita, spesso decontestualizzati. Vedo il mondo tramite Blob. E proprio su Blob l'altro giorno, ho visto una scena che mi ha riempito di orgoglio. Orgoglio per voi romani. Sì, lo so che tra voi c'è anche una larga maggiornaza di fascisti idioti e puzzoni pronti a far festa con le bandiere e le spranghe al primo accenno di rinnovato culto della personalità. Ma quello che ho visto è stato, per una volta, diverso. Un politico che usciva da un bar, circondato da microfoni che raccoglievano dichiarazioni vuote e scollate dal contesto come "noi abbiamo a cuore le sorti dell'Italia". Il politico, in tempo zero, viene circondato da una piccola folla di uomini e donne normali, casalinghe, impiegati, pensionati. La piccola folla dice, prima piano poi sempre più ad alto volume "Vergogna! Vergognatevi! Non sapete nulla dell'Italia, siete completamente scollati dai vostri elettori! Siete dei buffoni!" e altre critiche costruttive del genere. Intendiamoci: non sembrava una folla forcaiola. Incazzata, sì, ma non forcaiola. Il politico di turno tenta di rispondere con la modalità porta a porta (faccia da culo e "voi non sapete quello che dite"), ma viene messo a tacere dalle voci della gente. Per una volta non voci tese a sopraffare, ma voci tese ad affermare. Non so, sarà stata una goccia nell'oceano, ma se voi romani, che ne avete la facoltà, poteste appostarvi all'uscita del Palazzo per criticare in modo civile (cioè senza bandiere, spranghe, sputi, insulti, salumi, vibratori, e tutto l'armamentario del perfetto parlamentare italiano) tutti i politici che escono, avreste senza dubbio il mio supporto morale. Mio, e di tutta la società civile... siamo pochi, ma ci siamo sempre!

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Un delirio di pietroizzo (in: personalmente) | 30/01/2008 11:13 |


» giovedì, 24 gennaio 2008


RELAX, DON'T DO IT WHEN YOU WANT TO COME
Oggi nuovo taglio di capelli. Voglia di cambiare. Senso di fastidio per i boccoloni sulle spalle. Voglia di corto sfilato spettinato. Ma la mia parrucchiera sa come interpretare i miei desideri inespressi. Non per niente ha studiato da Vidal Sassoon, lei. Mica cazzi.
A seguire, saldi selvaggi da Celio (il negozio tamarro d'estate e moderatamente glamour d'inverno, fatto per le tasche dei milleuristi: camicia elegante accettabile per un matrimonio 11 euro.
A seguire, puntatina da Fnac ché è uscito Videodrome, dopo nove anni che lo bramavo (niente extra ma vabbeh... 8 euro).
A seguire, mi serviva una cravatta (sempre per il discorso del matrimonio) e mi dico "ma sì, entro qui"...
P - (mostrandogli la camicia da pezzente, per la cronaca color prugna) "Scusi, ha una cravatta che vada bene con questa?"
C - "Certo! Abbiamo questa..."
In effetti la cravatta è perfetta, la commessa ha gusto, ma mettiamola alla prova...
P - "Mi scusi sa, ma il regimental non lo amo molto, mi ricorda troppo Berlusconi. Non ha qualcosa a motivi kashmir? Che stia bene anche con un mezzo Windsor, magari..."
Io non mi intendo un cazzo di cravatte, ma quei due termini che so li uso a sproposito per far credere di essere esperto, un po' come faccio anche sul lavoro...
C - "Beh, sì, abbiamo anche queste..."
Mi fa vedere altre tre cravatte.
P - "OK, tutte belle, ma... i prezzi?"
C - "Allora, son 59 euro la regimental, le altre tutte 80"
P - (senza battere ciglio) "Ah... già scontate per i saldi?"
C - (senza battere ciglio) "Quali saldi?"
P - ..............
C - ..............
Ovviamente prendo quella da 59, giusto perché era veramente perfetta. Da sola costa circa sei volte la camicia di Celio. Mi domando se sia normale. Poi esco, c'è il sole e mi sento in un musical. E quando mi sento in un musical nulla può scalfirmi.
Il senso del titolo è dovuto al fatto che - seguendo il consiglio di BMV - sto ascoltando gli anni '80 su Last.fm. E poi, se Axell mi vuole ministro per la diffusione della cultura eighties, un motivo ci sarà...

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Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 24/01/2008 15:35 |


» martedì, 22 gennaio 2008


I HAVE A DREAM...
Se avessi il potere, il potere di influenzare le menti di milioni di italiani, avrei un sogno. Il mio sogno sarebbe un sogno di elezioni anticipate. Con tutti gli animali dello zoo che strillano "vota per me", o "lasciaci lavorare", o "andate a casa", o "questa esperienza è finita". Però in queste elezioni anticipate, vissute in un clima da guerra civile (più ancora delle ultime), succede una cosa strana. Gli italiani non vanno a votare. Nessuno. Non ci sono voti. Nemmeno uno. Un enorme apparato di scatoloni, matite copiative, schede colorate, presidenti, segretari e scrutatori lasciati lì, da soli, per due giorni. Non si presenta nessuno. Niente guerra civile, soltanto un silenzio assordante, una protesta nonviolenta. Non ci sono voti. E gli animali dello zoo, uno dopo l'altro, iniziano a soffocare, a non respirare, a strozzarsi, a morire con gli occhi fuori dalle orbite e la lingua blu. Perché il voto è vita. Allora, e solo allora, gli italiani che hanno fatto lo sforzo collettivo di evitare che la manina vada dove vuole andare (sul simbolo del primo "uomo forte" a portata di mano), potranno tirare un sospiro di sollievo, far festa per una settimana cibandosi di rifiuti e cominciare a farsi rappresentare da persone che non superino i 40 anni di età.

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Un delirio di pietroizzo (in: personalmente, sognare) | 22/01/2008 10:16 |


» giovedì, 17 gennaio 2008


SULLE NOTIZIE DI OGGI CI SCATARRO SU
Su questa cosa vado a momenti, ma in generale non sto più seguendo nulla. Il flusso di notizie, intendo. Ne parlavo giusto ieri con Stefi, la vita è troppo breve per seguire le stronzate dei media. Troppo breve per guardare TV spazzatura, troppo breve per sprecar tempo a leggere (alcuni) giornali... Troppo breve in genere. Prendiamo il fatto di Ratzinger e l'Università La Sapienza (che poi è un non-fatto, per quanto mi riguarda, per di più distorto dai media, ma non ne parliamo, abbiamo appena detto che la vita è troppo breve per questo). Ammettiamo che è abbastanza impossibile che una notizia rimbalzata ovunque non mi raggiunga. A quel punto nella mia mente si forma una bolla come di gas che ha un unico enorme fumetto all'interno che dice (proprio così) "E UN BEL CHI SE NE FOTTE?". Cioè chi se ne fotte del papa, chi se ne fotte di Sarkozy e Carla Bruni, chi se ne fotte dell'ennesimo fatto di cronaca, chi se ne fotte di Pato, chi se ne fotte di Jovanotti, ma un bel chi se ne fotte soprattutto alle dichiarazioni strappalacrime di Mastella & C. Prendete i palinsesti di notizie: riuscirete ad estrarre due, forse tre notizie utili su mille. Che so: il problema dei rifiuti (che però è coperto in modo malato dai media) e il casino alla Thyssen (dove solo ora a freddo riescono ad emergere dei fatti scremati da opinioni varie, melodrammi, strumentalizzazioni), per limitarsi all'Italia. Sul resto, occhi e orecchie ben coperti per non farseli otturare dalla merda che esce quotidianamente dai media, che hanno il solo scopo di creare ansia, paranoia, o nel migliore dei casi un appiattimento delle onde cerebrali. Il sistema dei media è solo una delle malattie del paese. L'Italia la percepisco come un malato terminale pieno di metastasi. I nostri tumori sono il Vaticano, la criminalità organizzata (intendo sia lo stato che le più tradizionali mafia e camorra), il sistema dell'informazione e quello dell'educazione. Per citare i più importanti, da cui per me derivano tutti gli altri malanni (classe dirigente ammuffita, welfare psicopatico, perdita dei valori, rialzo dei prezzi, code interminabili in banca e in posta). Però sarebbe troppo comodo (e troppo italiano) imputare ai nostri tumori tutta la colpa. L'Italia ha anche una malattia del sangue, se così vogliamo definirla. Siamo noi, gli italiani. Quelli che la situazione non è buona e allora a che cazzo serve. Ognuno per sé e (mettici quel che vuoi) per tutti. Il cancro comincia in famiglia, continua a scuola e poi nell'isola che non c'è del lavoro. L'unica è combatterlo personalmente, nel piccolo e nel medio piccolo, nella speranza che tante piccole azioni facciano un grande cambiamento. Ma la speranza si perde facilmente. Nasci e muori senza un senso o una direzione. Sei alla deriva. E' a questo punto che ti rendi conto che le uniche notizie feelgood che rimangono sono quelle dei situazionisti che dipingono di rosso la Fontana di Trevi o fanno scendere le palline colorate da Trinità dei Monti. Protestare con lentezza. E alla fine di questo delirio indovinate la citazione nel titolo del post.

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Un delirio di pietroizzo (in: personalmente) | 17/01/2008 12:08 |


» domenica, 13 gennaio 2008


PROVE GENERALI DI TRASLOCO
Ebbene sì, anno nuovo vita nuova e perciò ecco che il prode bloggatore fa i suoi primi tentativi di passare a Wordpress, grazie ai benevoli suggerimenti (anche un po' incalzanti) di Suzukimaruti e Axell, al fulgido esempio di Catepol, alle dritte illuminanti di Andrea Beggi ed Estragon. Il progetto di trasloco si articola in diversi step...
STEP 1 - Acquisto di un nuovo dominio su WebHostingBuzz (grazie a Estragon)... Fatto!
STEP 2 - Installazione di Wordpress 2.3.2 in Italiano (grazie a Wordpress Italy)... Fatto!
STEP 3 - Studio dell'interfaccia WP Admin e del modo di realizzare temi e template (grazie a Estragon e Andrea Beggi)... Fatto!
STEP 4 - Installazione a manetta di plugin Wordpress... Fatto!
STEP 5 - Realizzazione tema "CasaIzzo"... To do!
STEP 6 - Importazione di tutto l'archivio Splinder (grazie ad Andrea Beggi)... To do!
STEP 7 - Revisione architettura sito pietroizzo.com e integrazione in pagine Wordpress... To do!
STEP 8 - Lancio del nuovo sito... To be announced!
Non temete, vi terrò aggiornati...

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Un delirio di pietroizzo (in: bloggare) | 13/01/2008 02:37 |


» giovedì, 10 gennaio 2008


PERCENTUALI DI CAZZEGGIO ON LINE (ATTIVO E PASSIVO)
Un ozioso post di cazzeggio su come si cazzeggia on line. Posto che noi computerai (=operai del computer) passiamo praticamente otto ore lavorative (quando non sono di più) davanti al monitor e che in seguito anche a casa passiamo parte del nostro tempo libero a cazzeggiare on line, mi interesserebbe fare una ricerca spontanea e "dal basso" sulle abitudini extralavorative di coloro che si avventurano quotidianamente nel web 1, 2 e 3.0... Comincio io, se non altro per mettermi di fronte al fatto compiuto che devo ridurre drasticamente le fonti di distrazione on line... Vediamo un po'. Intanto escludiamo le mail che occupano gran parte del tempo e mi falserebbero le percentuali. Ed escludiamo anche le ricerche su Google che sono attività banale e scontata.

Fatte 100 le ore mensili dedicate al cazzeggio attivo, direi che le mie attività possono essere divise così:

  • 50% Scrivere blog o aggiornare sito
  • 20% Mettere foto su Flickr
  • 10% Messaggiare su Twitter
  • 7% Segnalare su Tumblr
  • 7% Aggiornare libreria su Anobii
  • 3% Caricare video su YouTube
  • 2% Segnalare bookmark su del.icio.us
  • 1% Aggiornare profilo LinkedIn

Fatte 100 le ore mensili dedicate al cazzeggio passivo/ricettivo, le percentuali mutano in questo modo:

  • 33% Lettura feed RSS (blog, twit, tumblr altrui)
  • 20% Rincoglionimento davanti a YouTube
  • 20% Ricerche impossibili su Wikipedia
  • 10% Vedere i libri degli altri su Anobii
  • 10% Vedere le foto degli altri su Flickr
  • 5% Vedere che minchiate nuove arrivano da Facebook
  • 1% Guardare i bookmark che gli altri segnalano su del.icio.us
  • 1% Guardare gli aggiornamenti dei profili LinkedIn altrui
  • 100% Ascoltare la radio di Last.fm (questa è un'attività trasversale che faccio comunque)

Anche per voi è così o differisce di molto? Se fossi un bravo programmatore creerei il widget o la application per Facebook, con il grafico a torta "io sono così" (magari c'è anche già). Comunque, era così per curiosità. Non vi incazzate, eh? Era solo per sapere...

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Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 10/01/2008 14:47 |


» martedì, 08 gennaio 2008


C'ERA UN RAGAZZO CHE COME ME...
Al brucio, se mi chiedete "Beatles o Rolling Stones", io vi risponderò sempre e comunque Rolling Stones. Perché è così, perché risuonano meglio dentro di me. Perché toccano le corde giuste. Poi forse c'entra anche Godard, c'entra Wenders, Altamont, gli Hell's Angels. Quello che è. Però prima di arrivare agli Stones (come molti della mia generazione, credo) sono passato per i Beatles. Tra i 13 e i 18 anni ascoltavo solo il vangelo secondo Lennon e McCartney e l'ho assorbito talmente in profondità da averlo comunque nel DNA, come una cosa che non usi ma alla bisogna puoi estrarre dal cilindro. Ricordo che l'Oscar Mondadori illustrato con i testi dei Beatles era sempre in tasca, con le pagine che si staccavano a forza di impararlo a memoria, tradurlo e andare avanti col sing-along (allora non si sapeva nemmeno cosa fosse il karaoke). Recentemente ho avuto modo di rispolverare la mia conoscenza enciclopedica latente sui Beatles, osservando e ascoltando il musical atipico Across the Universe - il nuovo delirio psichedelico di Julie Taymor. Un film sicuramente da vedere. A me non ha emozionato, l'ho percepito come un'operazione culturale studiata a tavolino incastrando pezzi più o meno noti in una storyline un po' raffazzonata dove i personaggi si chiamano Jude, Lucy, Sadie, Maxwell, Prudence, JoJo (capito? ci mancavano giusto Lovely Rita ed Eleanor Rigby ed eravamo a cavallo). Però è innegabile che gli attori siano estremamente credibili e interpretino i pezzi in modo quasi sempre originale. Nelle scene di massa le coreografie sono di Daniel Ezralow (che compare anche nell'inquietante ruolo di Mother Superior durante l'esecuzione di Happiness is a Warm Gun, una delle scene più riuscite insieme a I Want You, I Am the Walrus e Strawberry Fields Forever). Il film è quello che negli US si definirebbe "eye-candy", una chicca per l'occhio. E in effetti alla fin fine è un collage di videoclip quasi tutti molto ben riusciti. Poco dopo mi capita di rivedere Help di Richard Lester, nella nuova (ed elettrizzante) versione restaurata in DVD. E il cerchio si chiude. Non ricordavo più l'aspetto camp dei Beatles, che invece è così ben evidenziato in questo film. Il modo di procedere per accumulo di situazioni assurde degno dei Monty Python, il montaggio creativo necessario per nascondere gli strafalcioni recitativi dei quattro scalmanati e soprattutto le scene relative alle sette canzoni del film, veri e propri videoclip ante litteram. Lester racconta che MTV gli inviò una targa d'oro intitolata "Al padre putativo". Lui però l'ha rimandata indietro. Figli illegittimi, a quanto pare, non ne voleva.

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Un delirio di pietroizzo (in: vedere) | 08/01/2008 15:02 |


» venerdì, 04 gennaio 2008


BIGGER THAN LIFE: LA REGOLA DEL 50%
Questa cosa è venuta fuori in un commento al post precedente, ed è indicativa di quanto Léaud mi conosce bene. Sa cioè che io sono un po' come il papà di Big Fish, un po' esagerato e un po' bigger than life, come dicono gli americani, che di taglie forti ne capiscono. Ne voglio parlare ancora perché è un interessante approfondimento introspettivo (sto per esaminarmi l'ombelico, quindi volendo potete smettere di leggere qua, a meno che non vi piaccia la lanugine). Io - e qui immaginatemi con la coppola sul cuore e gli occhi da gatto di Shrek - non dico mai balle. Se le dico è per un giusto fine (a mia madre per esempio), ma in genere vivo tentando di rispettare la persona che vorrei essere. Questo vuol dire che come mi vedi sono, che cerco di essere lo stesso in casa, in ufficio, tra amici e in rete. Pur con le normali differenze che il contesto pone. La caratteristica che spesso salta all'occhio, però, è la mia "esagerazione" nel riportare agli altri quanto mi è successo (via blog o meno, è uguale - lo faccio anche dal vivo). Da cui la regola del 50% che i miei amici conoscono bene: togli il 50% da quello che dico e ottieni la verità. Ora, a parte che la regola è un po' tagliata con l'accetta (si sa, a volte è il 70%, a volte è il 30%), e a parte che uno storyteller non può mai attenersi ai nudi fatti, ciò non è sempre vero. Bisogna distinguere la pula dal grano, la fabula dall'intreccio, il fenomeno dal noumeno. Io esagero sulle misure. Non intendo la taglia dei vestiti (che pure è parecchio abbondante, siamo alla 58) né parlo di misure più intime (meno abbondanti di 58 per mia fortuna). Parlo di tempo e spazio. Ammettendo che l'uomo è la misura di tutte le cose, ognuno di noi misura il tempo e lo spazio in due modi: oggettivo e soggettivo. Io propendo per il soggettivo, sempre e comunque. Il tempo e lo spazio intorno a me non sono effettivamente "reali", ma sono un prodotto della mia percezione sensoriale. Perciò, se io dico che ho fatto una coda di un'ora in posta e magari ci ho messo 40 minuti netti, non vuol dir nulla. Semplicemente, il tempo percepito è stato un'ora intera. E il tempo percepito è altrettanto reale del tempo oggettivo. Lo stesso se dico che ho camminato per dieci km o che ho pescato un pesce di otto kg (non vado a pescare, ma era per fare il classico esempio). Ma in fondo sì, nel mio universo percettivo io sono probabilmente un pescatore... Se sei arrivato fin qua meriti di sapere qualcosa sulla lanugine dell'ombelico: quella di oggi è grigia, compatta e di consistenza simile al cachemire. Lascia un commento se ne vuoi un campione spedito a casa.

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Un delirio di pietroizzo (in: personalmente) | 04/01/2008 17:22 |


» giovedì, 03 gennaio 2008


L'INFINITA OMBRA DEL VERO
Il paracetamolo fa fare strani sogni. Bloccato qui nel mio confino muschioso e profumato di Pumilene Vapo, dormo in orari strani e faccio sogni di questo tipo.
1. A una rimpatriata di compagni di classe una compagna simile a Rihanna (mai avuta, ovviamente) mi cosparge di sciroppo d'acero e mi succhia le dita delle mani (poi è suonata la sveglia, maledizione)
2. Devo telefonare e non trovo cabine telefoniche. Quando la trovo non ho soldi. Quando trovo uno spicciolo e lo infilo la cabina esplode (molto Wile E. Coyote)
3. Prendo distrattamente un bus che mi dovrebbe portare a casa e invece finisce su scogliere altissime e tornanti che scendono verso un mare in tempesta. Una vecchina mi guarda e mi dice "E' il mar ligure, non ha mai visto il mar ligure?" - "Ma io dovevo scendere in via Nizza!".
4. Mio padre in piedi dietro di me mi critica la scelta della cravatta con cui vestire le sue spoglie mortali. Ne vorrebbe una più sgargiante. Ce l'ha in mano lui, ma dato che è incorporeo lo è anche la cravatta, che non riesco ad afferrare. Lui si diverte molto ai miei tentativi.
5. La cabina telefonica atterra schiantandosi, resta solo il telefono intatto che squilla ed è la mia nazi-dottoressa che mi dice "Per adesso passi, ma che sia l'ultima volta che cominici l'anno in mutua!". Poi vengo risucchiato nella cornetta e mi risveglio sulla Nebuchadnezzar.
E ora, psicologi in erba, divertitevi... Io vado a mangiare.

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Un delirio di pietroizzo (in: sognare) | 03/01/2008 13:41 |


» martedì, 01 gennaio 2008


ESERCIZI DI STILE: IL PRIMO DELL'ANNO SECONDO ME. O TE. O LUI.
Il fatto: uscito di casa alle 9 del mattino il primo dell'anno per portar giù la spazzatura, il blogger incontra due tizi che litigano. Il primo vuole buttare un WC nel cassonetto, il secondo sostiene che dovrebbe aspettare e chiamare l'azienda municipale dei rifiuti per farlo ritirare. Poche ore dopo, guardando dalla finestra, il blogger vede che il WC è stato comunque lasciato in strada vicino ai cassonetti e decide di scendere e realizzare qualcosa di personale con l'oggetto.

EIOCHEMIPENSAVO
Stamattina, eran le nove, e già avevo gli occhi aperti. Quando sente che sfruscio nel letto, Polli si sveglia di colpo anche lei. Poi mi guarda male perché magari son le nove. E infatti stamattina eran proprio le nove. Fossero state le nove di un giorno qualsiasi, ma ieri era la notte di san silvestro e abbiamo fatto le quattro a bere grappa e a scambiarci i fincipit con gli amici che passavano. A Polli cinque ore di sonno mica bastano. A me nemmeno, ma ormai avevo gli occhi aperti e per rendermi utile mi son messo la mia vestaglia di flanella, che mi hanno regalato a natale, e son sceso a portar giù l'immondizia. Esco dal portone e penso "ecco, son le nove del primo dell'anno, son qui da solo con la mia vestaglia e la mia busta di spazzatura, faccio un bel respiro e la città e mia". Però mentre lo penso vedo che ci sono due tipi strani vicino ai cassonetti, e che quindi non son mica il solo che porta giù l'immondizia alle nove del primo dell'anno. Io mi avvicino in silenzio con il mio sacchettino, perché mi sembra tanto che quei due stiano litigando, che non è mai una bella cosa da fare il primo dell'anno perché lo sanno tutti che chi litiga a capodanno litiga tutto l'anno. Poi vedo anche per cosa stanno litigando. Uno dei due vuole buttare nel cassonetto un WC. Proprio la tazza e tutto, un bel pezzo di ceramica. Sulle prime gli avrei dato anche ragione perché si sa che a capodanno si butta il vecchio e si compra il nuovo. Però poi ho anche pensato "dove lo trova un idraulico il primo gennaio questo qua?". Peccato che il freddo era pungente, se no sarei stato a sentirli ancora. L'altro faceva il pistino e gli spiegava che doveva chiamare l'azienda municipale rifiuti. Poi, nel pomeriggio, io e Polli guardiamo giù dalla finestra. La tazza era proprio lì, per terra vicino ai cassonetti, con tanto di asse e sciacquone. Allora son sceso di nuovo e ho disegnato due occhi sullo sciacquone e ho aperto a metà il coperchio, per farlo diventare come i WC delle pubblicità, quelli che cantano (che se dobbiamo avere un anno di merda, almeno che sia spiritoso). Poi son tornato su e me lo contemplavo, sicuro che anche i vicini lo stessero guardando. Meglio di un pupazzo di neve. Tra l'altro non si scioglie.

SUZUKIMARUTI
OK, vi aspettate il post di inizio anno. Il fatto è che è successo ben poco, ma ciononostante potrei anche oggi tediarvi con un post smodatamente verboso. Potrei. Non so ancora se lo farò, dato il decisivo colpo al mio livello glicemico di ieri sera, ma nel caso cominciate pure a segnare il feed come già letto se non volete proseguire. Io odio il capodanno e disprezzo l'ideologia della festa a tutti i costi che sembra contagiare quasi tutta la popolazione il 31 dicembre. Preferisco di gran lunga il primo gennaio, con quella sua aria sonnolenta e rallentata, il momento ideale per rileggere Gramsci ascoltando gli Scissors Sister ed entrare così in un cortocircuito socialista e cripto-gay che aumenta le endorfine. Insomma, dopo aver passato l'intera notte a rivedere per la terza volta le dodici puntate della seconda serie di Dexter con la dolce consorte, decido di iniziare subito a godermi il mio primo gennaio uscendo a prendere i primi freddi mattutini e magari a buttar giù la spazzatura, piena com'è di pluriball, polistirolo e cartone (estratti dalle confezioni del nuovo Vaio, del nuovo Nokia N95 unbranded e dell'Asus Eee appena giunto da un deposito clandestino di Singapore). Ed è proprio in quel momento (alle nove, per capirci), che comprendo in un colpo solo che Veltroni non riuscirà a combinare nulla di buono per questo paese condannato al (sotto)sviluppo e che per quanto mi sforzi di non essere razzista alcune categorie di persone ancora non riesco a farmele andare giù. In strada c'è il classico cripto-fascio abbruttito e coglione che se la prende con uno di quegli individui che a prima vista ti sembrano un povero cristo e poi capisci che invece è uno di quei furbetti convinti che se lo stato va in rovina non è mai colpa sua. Il furbetto vorrebbe depositare la sua tazza del cesso nel cassonetto, senza colpo ferire. Il cripto-fascio si oppone. A parte che in un paese civile bastarebbe chiamare l'Amiat (almeno, qui a Torino funziona così e posso immaginare che - a parte Napoli, non me ne vogliano gli amici campani - funzioni così un po' ovunque). A parte che il cripto-fascio glielo dice anche lui (il che mi fa pensare che forse è solo uno che ci tiene alle regole, ma poi vedo che ha le ciabatte della juventus e quindi automaticamente oltre che un fascio è anche un ladro). A parte che per sentirli mi sono anche un po' gelato i cosiddetti. Decido di non intromettermi e torno su. Dopo qualche ora passata ad installare l'ultima versione di Ubuntu sull'Asus, guardo giù e vedo che alla fine il cesso è lì, in bella evidenza. Mi sale la voglia di fare qualcosa, di dare una dimostrazione di civiltà a questo condominio che - nel suo piccolo - rappresenta lo stato italiano. Mi faccio venire l'ernia, ma quel cesso lo sposto fino all'ingresso del palazzo. Poi, con l'uniposca rosso scrivo sullo sciacquone "La verità è sempre rivoluzionaria". Con quello nero decoro il coperchio e l'asse a strisce bianche e nere, tanto per far capire cosa penso di quella squadra là. Adesso aspetto la riunione di condominio.

PLACIDA SIGNORA
Ed eccoci in questo tanto atteso 2008. Avete passato il 31 a considerare gli infausti presagi dell'anno bisesto? Avete mangiato lenticchie e frutta secca? Vi siete disfatti degli oggetti vecchi e inutili (possibilmente senza ferire gli ignari passanti che la notte di capodanno camminano rasente i muri per paura delle tradizioni)? Io ho contemplato le nuvole che tagliavano la luna qui, dalla mia terrazza con una bottiglia di vino come unico botto (i petardi serviranno anche a scacciare il malocchio ma non mi avranno mai), poi sono tornata in casa per leggere qualche pagina di "Paganesimo e sciamanesimo nella terra di Langa" prima di addormentarmi protetta dai mobili aviti, cercando vanamente al tempo stesso di indovinare cosa stesse pensando il gatto che fissava la credenza coloniale indiana. La mattina del primo, soddisfatta di svegliarmi in una casa dall'aspetto finalmente umano, scendo per buttare i resti del cenone e mi trovo di fronte al primo alterco del 2008. Immedesimandomi subito nei panni a me cari di Salomone, mi avvicino ai due litiganti spiegando loro che "Iniziare un litigio è come aprire una diga, prima che la lite si esasperi, troncala". I due però mi ignorano e continuano a discutere su un argomento prettamente surreale, e cioè: se fosse o meno consono alle regole condominiali depositare accanto ai cassonetti un gabinetto in ceramica bianca. Li guardo di sottecchi, e valuto a stima che il pezzo potrebbe risalire quasi agli anni '40, e medito di appropriarmene per installarlo in casa - magari non per l'uso tradizionale, ma come fioriera caratteristica. Disinteressandomi momentaneamente del galateo condominiale, torno su per scrivere qualcosa sui miracoli dei santi Cirillo e Metodio e sulla loro influenza nell'agricoltura del grossetano. Ma la tazza immacolata occhieggia di là dalla finestra. Alla fine decido di stampare su fogli pergamenati i miei post sulla storia del WC (e per buona misura anche quello sulla storia del bidet) e di lasciarli lì, a disposizione dei passanti. O degli operatori ecologici. Se verranno. E voi? Come avete passato il primo giorno dell'anno?

IO E FABIENNE
Lui era consigliere di condominio. Viveva felice il suo Capodanno, pensando "non mi fregano". Aveva deciso di barricarsi in casa con Fabienne, complice l'influenza intestinale e un rinnovato bisogno di romanticismo. L'ICI, il mutuo e i tirapiedi della casa editrice non avrebbero avuto alcun effetto sul suo umore. Si era svegliato presto, annusando l'aria umida del mattino e compiacendosi del fatto che la strada fosse deserta. Quasi. Il nuovo del sesto piano era già sceso, a quanto pare insieme al dottorino del secondo. E stavano discutendo. Avrebbe potuto chiudere la finestra e ignorarli, ma che consigliere di condominio sarebbe stato? Con la scusa della spazzatura da buttare avrebbe cercato di capire il motivo del litigio. Mentre Fabienne ancora dormiva, scese le scale gelide per arrivare ai cassonetti. Il dottorino si lamentava per la scarsa attenzione al decoro del palazzo, che il nuovo inquilino (peruviano? rumeno? albanese?) mostrava di non considerare affatto, volendo depositare un water completo di sciacquone vicino ai cassonetti. "Ecco, c'è il consigliere, chiediamo a lui". Lui guardò il nuovo inquilino: non lo conosceva. Poi guardò il dottorino: gli stava istintivamente antipatico. Era il primo dell'anno, cosa ci si aspettava che lui facesse? Niente, non voleva fare niente. Solo tornare su, sotto le coperte con Fabienne - cosa che si affrettò prontamente a fare. Ma il gabinetto della discordia restava lì, e lui si sentiva gli occhi dei due litiganti addosso, attraverso i sottili muri del condominio. Alla fine fece quello che nessuno si aspettava: scese di nuovo in strada, sollevò il water con agilità e lo portò nel giardino d'inverno. I gatti lo avrebbero utilizzato come rifugio dagli sguardi esterni. Il dottorino, affacciato al balcone, ammutolì. L'inquilino del sesto piano sorrise. Fabienne aspettava, in casa, che il bollitore fischiasse.

ARSENIO BRAVUOMO
oggi che l'è il primo
mi sveglio no quando mi pare
che la mulliera li apre alle nove
li occhi
poi c'è che in quanto maschio
s'ha da nettare l'avanzi
allora scendo
e ti trovo due
due di quel' che sprecano
parole preziose
intorn'a un cesso
li guardo
(son proprio curioso)
niente da dire
che il cesso poi
lo lascian lì
tra il dire e il fare
ottimo
mi apposto
apposta
fuor' di la finestra
più nessuno
lo sottraggo
(il cesso)
e a piedi pari ci salgo sopra
ché è resistente
di ceramica d'una volta
e ci slammo sopra
il cesso arsenizzato

AXELL WEBLOG

Queste ultime festività sono state, credo un po' per tutti, l'occasione per produrre tonnellate di rifiuti (che qui in casa Axell dividiamo civicamente in organico, plastica, alluminio, vetro, carta e tetrapak, perché siamo coscienti dei pericoli ambientali del capodanno). Non so voi, ma penso che non ci sia nulla di più bello che scendere, la mattina del primo, a godersi la propria città deserta, un po' perché dormono tutti, un po' perché il freddo è sempre più glaciale, alla faccia del riscaldamento globale. Ma sfortuna vuole che anche il primo giorno dell'anno io mi debba imbattere in personaggi degni non solo di un urban blog ma proprio di un condominium blog. Ci sono anche vicini educati, per carità. Ma la regola qui è quella di scuotere la tovaglia con le briciole sopra i miei pomodorini, quindi capirete che non sono proprio ben disposto. I due discutono sull'opportunità di lasciare in strada un rifiuto ingombrante: una tazza del cesso.
- Mi scusi, ma non può lasciarla qui con tutti gli altri rifiuti!
- E perché no? A Capodanno si butta la roba vecchia o no?
Io mi limito a buttare tutti i miei sacchetti differenziati e a pensare che basterebbe (in un paese normale) chiamare la società municipale di raccolta rifiuti. Se questa conoscenza fosse condivisa, a nessuno dovrebbe più capitare di assistere a queste scene. Mentre salgo, medito sulla possibilità di realizzare un wiki per tutti gli inquilini, ma ci sarebbe comunque qualcuno che non capirebbe. Quando riguardo dalla finestra il cesso è ancora lì. Una rapida conference call con Bruce Sterling e Derrick De Kerkhove e il problema è risolto. Posizionato nell'androne, l'oggetto che prima era inutile è diventato qualcosa di sfruttabile da tutto il palazzo: con le sue sinuose curve in ceramica bianca protegge una fonera condominiale nuova di zecca. Spero che il 2008 sia per tutti noi un anno di condivisione, partecipazione, contenuti generati dagli inquilini.

Due parole sull'esperimento, per chi è arrivato fin qua: si capisce che amo Queneau? In realtà avrei voluto continuare con diversi altri blog più o meno caratteristici che leggo ogni giorno (magari anche non per forza piemontesi), ad esempio fulminandovi con sintesi alla Sw4n, convertendovi al social networking con epistole alla Catepol, facendovi riflettere sulla virtualità reale del Capodanno con unLectures alla Granieri, stordendovi con un resoconto gonzissimo alla Etere & Mescaline, rendendomi adorabilmente antipatico con un rant cattivo e idiosincratico alla Violetta Bellocchio o meglio ancora lasciandovi secchi con una vignetta verticale alla Makkox (anche se non so disegnare come lui, anzi non so disegnare proprio). Solo che non ho tempo. E per di più mi sono beccato anche l'influenza. E allora vi beccate questi. Per cominciare... Buon anno!

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Un delirio di pietroizzo (in: bloggare) | 01/01/2008 19:18 |


» domenica, 30 dicembre 2007


REWIND: CONFUSIONE MENTALE E STORDIMENTO
Le festività in genere procurano questi sintomi. Almeno, a me. Se mi guardo indietro, nell'ultima settimana di no-blogging, vedo solo una teoria infinita di pranzi e cene, arrosti, brasati, agnolotti, tagliatelle, risotti, antipasti, salumi, formaggi e torte più o meno elaborate (nessun panettone e solo un pandoro, però: record). Un altro rewind potrebbe essere sui volti: genitori, zii, amici di famiglia, telefonate che si fanno solo a natale, vicini di casa, amici veri - quelli che vedi spesso e quelli che vedi meno spesso: in genere sono tutti legati ad occasioni gastronomiche. Poi c'è un altro rewind: quello delle strade. Centocinquanta (150) euro di benzina in una settimana, 800 km macinati, guida di giorno, guida di notte, Ivrea, Asti, Novara, Torino, autostrade e statali. Anche questo tema è legato alle persone e ai cibi. Infine, il rewind sui pochi momenti di pausa di questi giorni infidi: un po' di buone letture (Gaiman, Jodorowsky, il sempreverde Giulio Cesare Giacobbe), qualche visione trash per placare la stanchezza (confesso di aver sviluppato un insano e delirante interesse per i due High School Musical durante le feste), qualche giocatina sul Nintendo DS rubato a caro prezzo a una moglie che passa ogni momento libero a giocare ai Sims (io odio i Sims, preferisco Electroplankton o un più sano e classico Tomb Raider Legend, anche se il mio lato gay impone ogni tanto una carezzina ai miei Disney Friends). Ma i momenti di pausa sono stati veramente pochi. Non so se dire "per fortuna domani si ricomincia a lavorare". Non arriverei a tanto. Per adesso aspetto di vedere come andrà l'ultimo giorno dell'anno. Nessun programma in particolare: i nostri ospiti tradizionali sono un po' malaticci e non è un buon momento per noi per prendere l'influenza. Vorrà dire che ci affideremo all'estro del momento e vedremo cosa ne nascerà. Buon ultimo lunedì del 2007, intanto.

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Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 30/12/2007 23:32 |


» lunedì, 24 dicembre 2007


TRENTASETTE: IL MONACO. MA NON ASESSUATO.

Ieri sera ho visto un monaco simpatico da Fazio, che faceva discorsi che oggi difficilmente si sentono in televisione. O meglio, difficilmente si riescono ad ascoltare, dato che anche se c'è qualcuno che li fa, in genere viene sovrastato dall'interlocutore che gli parla sopra. Almeno in questo Fazio è un grande: è talmente nullo che riesce a mettere in risalto un discorso nel giusto contesto di silenzio. Ma non è di questo che volevo parlare. E' che oggi compio trentasette anni, e nella smorfia 37 è "il monaco". Che in un certo senso è un po' come mi sento io. Il monaco - diceva quel monaco in televisione - non serve a nulla. E' un laico che fa una scelta di vita diversa, certo spirituale ma anche fatta di lavoro e guadagno per la comunità. Curioso. Se mi dicessero che poi posso smettere, il monaco è qualcosa che farei. Salvo il voto di celibato, ovviamente. Se c'è una cosa che non ho mai sopportato è mortificare la mia prorompente sessualità. Comunque, se vi interessa, il 37 è anche il numero atomico del rubidio (Rb); è considerata la temperatura corporea normale, in gradi centigradi, per gli esseri umani; è il numero di scanalature della roulette. Inoltre, e qui prestate molta attenzione, è l'unico numero di due cifre che - moltiplicato per la somma delle sue cifre - dà un prodotto uguale alla somma dei cubi di tali cifre! E questo vorrà pure dir qualcosa, no? Peraltro, l'unica altra associazione di idee sul 37 è il titolo del film più sottovalutato degli anni '80, 37°2 le matin. Meravigliosa storia di amour fou e morte. Eros e Thanatos sono per l'appunto protagonisti nella mia lettura del giorno, che sto portando avanti con interesse per non morire di noia in questa inutile giornata di lavoro: Lutto e creatività, l'inquietante tesi di specialità della mitica Fabienne sulla morte, la sua rappresentazione e i suoi simbolismi. Che s'ha dda fa' per svolta' a jurnata, eh?

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Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 24/12/2007 12:42 |


» venerdì, 21 dicembre 2007


GUAITO DI NATALE (STORIA MORALE A LIETO FINE)
Volete una storia di Natale? "Sì!!!", gridano in coro i miei venticinque lettori. "Naaa..." reclama Suzukimaruti con disappunto. Ma non importa. Io ve la racconto in ogni caso. Una storia che si rispetti deve avere un protagonista accattivante, una trama ricca di tensione, un cattivo di una certa statura e possibilmente un lieto fine. La nostra protagonista si chiama Gaia. E' una beagle di cinque anni circa, ormai nonna ma sempre pronta a ruzzolare in giro. Gaia (e sua figlia Zoe) sono le regine assolute della casa dei miei suoceri. Specialmente da che i figli son andati via di casa, sono loro la vera "famiglia". Gaia e Zoe non escono quasi mai in strada. C'è un grosso cortile davanti e un bel prato dietro casa. E poi chi vuole star fuori quando ci sono due divani da occupare in tutta la lunghezza davanti al caminetto? Comunque sia, a Gaia ogni tanto piace fare una passeggiata con mio suocero al guinzaglio (è lei che guida, ovviamente), tanto per fare una sana sgambettata. Ed arriviamo alla sera del 20 dicembre, data in cui si decide di fare una di queste passeggiate. Dato che si avvicina il Natale, gli amorevoli vicini di casa dei miei suoceri hanno pensato bene, come fanno ogni anno, di distribuire a piene mani polpette avvelenate con stricnina sul ciglio delle strade lì intorno. E si sa come sono i cani: mangerebbero anche una merda secca, figurarsi un'appetitosa polpetta alla stricnina. Risultato: convulsioni epilettiche, guaiti strazianti, schiuma alla bocca. La si porta in clinica veterinaria, sapendo bene che la notte l'avremmo passata nell'angoscia. Dosi da cavallo di valium, antidoti provati e riprovati, ma la prognosi è brutta. C'è anche un blocco renale. Zoe guarda la madre contorcersi e vomitare e guaisce spalancando gli occhioni. Il veterinario è cupo e sfiduciato: "Se passa la notte è salva, ma non la passa". Meglio non alimentare false speranze. Fast Forward. Stamattina alle 9.30 la clinica riapriva. L'idea era quella di recuperare il corpo, sperando che non avesse sofferto troppo. Invece Gaia si è svegliata, ha riconosciuto il padrone e ha abbaiato. Tempra forte. Non può scodinzolare e non può nemmeno camminare (per via del valium). Ha ancora il catetere e il sangue è da ripulire (non oso immaginare come glielo ripuliranno, ma si fanno le trasfusioni anche ai cani?), ma sta bene. Alla faccia di quegli stronzi che mettono le polpette avvelenate in giro ("per i cinghiali", dicono). Il lieto fine, quindi, c'è. Io però vorrei un lietissimo fine. E il lietissimo fine (in linea con lo spirito festivo) può essere soltanto uno: trovare una cura medievale per il culo dei vicini di casa "involontariamente" assassini. Per quanto mi riguarda, io gli propinerei le polpettine alla stricnina per via rettale. Voi avete soluzioni più fantasiose?

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Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 21/12/2007 16:47 |


» giovedì, 20 dicembre 2007


COSA VUOI FARE DA GRANDE? ME LO CHIEDO TUTTORA
Il temuto giorno si avvicina vieppiù (-4), e io sento dentro di me la solita tensione, la solita sottile angoscia che attanaglia il petto, la solita cappa di depressione che fa chinare capo e schiena. Per combattere queste sgradevoli sensazioni, cosa c'è di meglio che lanciare un bel meme? Lo so, di solito evito... Però compatitemi, ho quasi 37 anni e la mia vita resta sempre il solito inquietante mistero buffo. Perciò, ecco cosa pensavo. Avete presente quando da piccoli vi chiedono cosa volete fare da grandi? Io me lo chiedo tuttora, anche se la domanda è leggermente diversa. Dato che qualche porta, dietro di me, negli anni me la sono chiusa, io mi chiedo: cosa avrei voluto fare, ma soprattutto cosa avrei voluto essere se non fossi quello che sono adesso (cioè un clown triste nello spoglio teatro dell'esistenza)? Mi spiego? Allora ecco dieci possibilità per me... Dieci cose che vorrei fare, che vorrei essere, e che probabilmente non sarò mai.

1. Un esteta (tipo Joris Karl Huysmans, per intenderci)
2. Un profumiere (per la precisione un "naso")
3. Gene Kelly
4. Un costumista teatrale
5. Uno che ti fa i trucchi prostetici tipo ustioni, ferite e facce da zombi
6. Editor-in-chief alla Marvel
7. Un nephilim
8. Un nanetto che non cresce, come Oskar del Tamburo di latta
9. Lydia Lunch (o Nina Hagen, nel caso)
10. Archibald "Harry" Tuttle

La palla la passo a chi la vuole prendere, che non mi va di costringere nessuno. Però giocate un po' con un povero quasi-quarantenne in sindrome pseudo-pre-mestruale, dai!

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Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo, bloggare) | 20/12/2007 11:59 |


» martedì, 18 dicembre 2007


PRETTY (OLD) WOMAN: UNA SPLENDIDA SETTANTENNE
La mamma, in genere, sul blog non si tocca. Mica peraltro, neh? Solo che è un argomento un tantino complesso da affrontare. Però insomma, la vecchia ha compiuto ormai 70 anni, ne ha passate di cotte e di crude, e ci è sembrato doveroso - il giorno del suo compleanno - accompagnarla a fare shopping selvaggio in tutti i possibili grandi magazzini di abiti, scarpe e borse. Purtroppo non teniamo mai conto che la mamma ha la sindrome da pretty (old) woman... Prima borbotta perché non si sente bene e la vogliamo buttare giù dal letto alle quattro del pomeriggio (e intanto tra un rallentamento e l'altro usciamo alle 17.30). Poi, una volta nel camerino è capace di provare 40 maglie, 10 paia di pantaloni, qualche giacca e un numero imprecisato di scarpe che sembrano tutte uguali. Maestra nel restare l'ultima presenza umana in un negozio che sta per chiudere, mia madre è capace di esasperare qualsiasi commessa (questo fa difetto, questo ha un filo tirato, questo fascia troppo... Ma son di nuovo tornate di moda le casacche?) e di prendere figlio e nuora per sfinimento. Onestamente, non so come facesse mio padre. Immagino si sedesse su una seggiola e ondeggiasse avanti e indietro fissando nel vuoto per un paio d'ore. Almeno, io sarei tentato di fare così. Se non dovessi fare il piccolo commesso gay che sceglie qualcosa color malva piuttosto che color lilla. O che sa distinguere tra un ruggine e un becco d'oca. Perché l'arancio ha tutte le sue sfumature. Comunque sia, alla fine il guardaroba è rifatto, la mamma è soddisfatta e noi siamo sopravvissuti: cosa vogliamo di più dalla vita? Ora non resta che attendere il Natale con mutismo e rassegnazione... Poi, se dio vuole, sarà finito anche questo mese.

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Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 18/12/2007 10:28 |


» venerdì, 14 dicembre 2007


DANZANDO COI CAPELLI COTONATI
Il mio culto per il genere musical è cosa nota ai più, anche se poco condivisa. Non è un caso che i miei generi cinematografici preferiti siano il musical e l'horror, gli unici due in cui la specificità onirica del cinema viene portata allo scoperto senza filtro. Il cappello "serio" serviva a prepararvi al pistolotto entusiastico su Hairspray che segue. La prima volta che ho visto Hairspray avevo 18 anni. Il titolo italiano del film era "Grasso è bello". Era la prima volta che vedevo un film di John Waters (in seguito, sentendo una forte sintonia spirituale con il regista, avrei divorato tutti i suoi film). A 18 anni non ero grasso. Anzi, ero piuttosto anoressico (lo so che sembra impossibile, ma è tutta questione di metabolismo). Però ero grasso dentro. O meglio, ero un outsider, colpito dai personaggi di Waters, che indubbiamente sono tutti outsider. Ad ogni modo, la mia carriera di vittima del trash / kitsch / camp (iniziata a 7 anni quando mio padre mi accompagnò a vedere The Rocky Horror Picture Show) avrebbe presto preso altre strade, macinando altri prodotti culturali. Intanto Hairspray diventava un musical a Broadway, a mia insaputa. Il successo è totale, e lo dimostra anche il fatto che anni dopo, in una puntata di Ugly Betty, il giovane nipote di Betty canta Good Morning Baltimore sulla metropolitana di New York, in attesa di andare a vedere lo spettacolo. Orecchie (mie) drizzate: curiosità. E così arriviamo all'ultima versione di Hairspray, realizzata vent'anni dopo l'originale da un regista coreografo (Adam Shankman) e infarcita di star (Travolta, Pfeiffer, Walken). Una via di mezzo tra un remake del film di Waters e un film tratto dallo spettacolo teatrale. Un ibrido comunque ben riuscito che spinge anche il più refrattario ad entrare nel mondo colorato di Tracy Turnblad (Nikki Blonsky è la vera grande rivelazione del film) cantando e ballando. Il doppio DVD (subito acquistato con grande scorno dei colleghi che a quanto pare avevano deciso di regalarmelo per il compleanno) contiene più di tre ore di contenuti speciali, tra i quali l'imperdibile versione karaoke di tutte le canzoni del film e soprattutto le lezioni di ballo dei coreografi che hanno curato le scene di massa. Ieri sera, mentre provavo i passi di ballo davanti al televisore, mi sono disancato. Ma questo non mi fermerà. Presto imparerò tutte le parti, e potrò allestire una versione spaghettara dello show. Intanto, medito di acquistare i biglietti per vedere il musical a New York. You can't stop the beat!

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Un delirio di pietroizzo (in: vedere) | 14/12/2007 14:49 |


» giovedì, 13 dicembre 2007


EDITING VIDEO FOR DUMMIES (YOUTUBE DOMINA)
Una segnalazione un po' al volo, ma che ha la sua importanza per uno come me che ha partecipato alla stesura di quel capolavoro della letteratura fai-da-te che risponde al titolo di "Come si fa un video digitale". Ho scoperto da pochi giorni che YouTube offre il servizio Remixer, basato sul motore di Adobe Premiere Express. Questo è un passo avanti verso il network computing, dato che finora eravamo al punto di poter ritoccare anche in modo raffinato le fotografie on line, ma nessuno aveva ancora pensato a rimontare i clip video. Se è per quello nessuno ha ancora realizzato un buon programma di editing open source, ma quella è un'altra storia. Comunque sia, se volete "remixare" un video, basta selezionarlo e portarlo nell'area di lavoro. Naturalmente si può trascinare nella timeline anche più di un clip, per montarli insieme con titoli (utili), effetti grafici (tremendi) e dissolvenze e transizioni (poche, ma tutte quelle che servono veramente, senza fronzoli inutili). Il tutto ha una portata rivoluzionaria: avete un video parlato in italiano? Potete aggiungere sottotitoli inglesi sincronizzati! Avete un video muto e grezzo fatto con il cellulare? Potete aggiungere un titolo e magari anche una musica (il fatto della musica è ancora da vedere, ma promette bene). Peccato solo che io ho provato a remixare un paio di video miei, ho visto una preview molto carina e soddisfacente, ma al momento clou della pubblicazione è andato tutto in vacca e la mia cartella "Your Remixed Videos" continua ad essere desolantemente vuota.

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Un delirio di pietroizzo (in: vedere) | 13/12/2007 17:54 |


» martedì, 11 dicembre 2007


RILASSATI: LA TECNOLOGIA LUBRIFICA...
Allora questa cosa della tecnologia che lubrifica (sentita ieri alla conferenza Top-Ix in compagnia di parecchi soliti noti e di alcuni impensabili ritorni dal passato) è vera, non lo metto in dubbio. Tra le tante cazzate che si dicono perché vanno di moda, e tra le tante frasi shock ad effetto che ai guru digitali piace sempre usare per stupire l'uditorio, è una delle meno bizzarre. Sta a significare che una cosa che tu fai normalmente nella tua vita, fatta con l'aiuto della tecnologia è più semplice. Scivola via. Come ad esempio il plurinominato social network. La rete sociale, non dimentichiamocelo mai, è in sostanza il nostro gruppo di amici reali. Purtroppo in tempi di gran moda dei servizi "2.0" si tende ad identificare il servizio con il concetto. I vari MySpace, Facebook, non sono "le reti sociali", ma sono applicazioni che cavalcano l'onda dell'ossessione sociale nel web degli ultimi anni, facilitando appunto il mantenimento di reti sociali esistenti nella realtà. Se poi ci vai a ficcare anche qualche "friend" conosciuto solo in rete, ben venga. Ma è chiaro che la tecnologia web in questo caso è solo il lubrificante. Però capitemi, la metafora del lubrificante a me fa venire in mente subito una penetrazione anale (lo so che sono deviato, lo so che qui si parla solo di cacca e culi, ma abbiate pazienza, sto diventando un vecchio sporcaccione). Ed ecco che mi si presenta davanti un'immagine semplice e potente: la tecnologia, alla fin fine, te lo vuole mettere nel culo. A forza di usare il lubrificante, io mi disperdo in toccatine e twitterate quando dovrei concentrarmi su qualcos'altro. Raccolgo frammenti che mi interessa ricordare su Tumblr per poi dimenticarmeli subito dopo - perché la soglia dell'attenzione, ragazzi, è bassa... bassissima! Pago on line e uso l'home banking vedendo scorrere numeri di fronte a me e non rendendomi ben conto di quanto mi impoverisco. Mi giustifico pensando che un euro di commissione lo si paga volentieri per evitare 40 minuti di coda in posta o in banca, ma... non è che veramente mi vogliono inculare? E la manualità? Dove la mettiamo? Prima del 1995 costruivo, ritagliavo, disegnavo, assemblavo. Poi si è cominciato a far tutto col PC. Non è un po' inquietante? Se tutto scivola via, non è che il valore delle cose diventa indistinto? Ricordare di rifletterci ancora su.

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Un delirio di pietroizzo (in: personalmente, bloggare) | 11/12/2007 20:03 |


» domenica, 09 dicembre 2007


A MANGIAR MERDA SON BRAVI TUTTI
A digerirla, un po' meno... Luttazzi. Lui è bravo. La merda la mangia, la digerisce e te la ripropone sintetizzata in un programma. L'unico programma di intrattenimento nell'intero universo della televisione italiana che accende non dico una scintilla, ma un barlume di pensiero nella poltiglia cerebrale che sta nella testa dell'italiano (medio o non medio... e non mi tiro fuori: resistere alla merda non fa di me un cervello funzionante, perché la merda alla fine contagia tutto e tutti, e la lotta - anche nel quotidiano, anche nel privato - non è per niente facile). A mangiar merda, insomma, siamo tutti abituati, ma la nouvelle cuisine di Luttazzi ci fa capire meglio gli ingredienti della ricetta. Peccato che il padrone del ristorante abbia deciso di cacciare lo chef con motivazioni assurde. "Uso irresponsabile della libertà di espressione". Ma se viviamo nella merda e mangiamo merda, un riferimento alla merda non dovrebbe farci problema... o no? Vogliamo dire che forse non ci piace che ci venga ricordato che siamo nella merda? Che respiriamo merda? Sia come sia, la cosa è molto più scandalosa dell'immagine di un Ferrara dedito allo shitting, al pissing e alle pratiche sadomaso. Io mi sono iscritto al sito di La 7 (rete televisiva che pur stimavo e che da oggi eviterò di guardare nella speranza che vadano tutti in merda) solo per lasciare un commento. Magari al milionesimo commento nauseato gli verrà in mente di reintegrare il programma. A quel punto spero che Luttazzi rifiuti di tornare e li costringa tutti a mangiare una bella torta di merda. Ecco come sopravvivo io, alla notizia della chiusura di Decameron.

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Un delirio di pietroizzo (in: vedere) | 09/12/2007 22:41 |


» venerdì, 07 dicembre 2007


ESPLORIAMO IL NOSTRO LATO FEMMINILE: IO... E LE BORSE
Diciamolo qui, ora e apertamente: io sono un maniaco della borsa. Non sono uno che fa dello shopping uno stile di vita, e in generale sono più attirato da libri, musica, film ed elettronica in genere (il mio megastore preferito è ovviamente Fnac). Ma c'è una cosa alla quale non so resistere, ed è la borsa. Mi piace lo zainetto, mi piace il borsello, un po' meno il marsupio, mi piace la tasca da postino, mi piace la tracolla, mi piace il monospalla, mi piace la cosiddetta borsa ufficio (genere medico/avvocato giovane carino e molto occupato), mi piace la pochette, mi piace anche lo shopper se è fatto bene. Ma io devo avere con me una borsa. Da sempre. Altrimenti mi sento nudo. Sarebbe curioso (ma lascerò che lo facciate voi) analizzare il motivo inconscio di questo bisogno. Semplicemente io devo avere con me una serie di oggetti imprescindibili e odio appesantire le tasche di pantaloni e giacche. La mia borsa è un delirio, peggio di quella di molte donne che conosco. E, come da tradizione, se cerco una cosa nella mia borsa non la troverò mai, se non svuotandone tutto il contenuto su un tavolo e facendo un inventario approfondito. Attualmente, ad esempio, nella mia borsa ci sono: le chiavi di casa, le chiavi della macchina, le chiavi dell'ufficio, una chiavetta USB, un portamonete, un portafogli, un paio di penne, un paio di bloc notes, un libro (A tu per tu con la paura di Krishnananda, consigliabilissimo soprattutto per allontanare gli scocciatori indesiderati che ti vedono leggere un libro Feltrinelli Oriente e girano al largo), una macchina fotografica, un cellulare, un lettore MP3 corredato da cuffie spaziali che coprono tutto l'orecchio (fondamentali per l'inverno), un paio di occhiali da sole, una pochette con buoni pasto e resti di bar e ristoranti, una bottiglietta d'acqua, un quadernone ad anelli, un mazzo di tarocchi di marsiglia, un ombrello pieghevole, un dispenser di gocce di melissa, un blister di echinacea e un paio di guanti di lana. Concorderete con me che sono quelle due cose che nessuno può fare a meno di portarsi dietro! Ma questa è la borsa dei giorni feriali. Nei festivi, o quando esco la sera, scatta la borsa versione ridotta: cellulare, portafogli, chiavi di casa, chiavi della macchina, lettore MP3 (con auricolare mini). Il problema sorge quando esco dall'ufficio per il pranzo. Posso io portarmi 15 kg di borsa anche al bar? No, ed ecco come risolvo il problema. Nella borsa grande (che attualmente è una vecchia postina MHWay, intercambiabile vuoi con altre postine, vuoi con zainetti tipo Quicksilver, Mambo o Napapjiri) ci deve stare una borsa piccola da estrarre all'occasione. Ovviamente non uno di quei borselli che uso di norma nei weekend (Samsonite, Celio, Jansport o simili) ma uno shopper un po' carino: la busta di plastica del Crai fa troppo pensionato. A questo scopo, ieri la compulsione al consumo di borse mi ha spinto ad acquistare uno shopper di tela di Roy Paci & Aretuska (a proposito, ottimo concerto, foto e video qui), che mi dovrebbe far svoltare le giornate. Insomma, sono o non sono l'unico maschio che si perde di fronte alle vetrine dei negozi di borse e che non sa più dove riporre i suoi acquisti quasi sempre inutili? Aiuto!

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Un delirio di pietroizzo (in: casaizzo) | 07/12/2007 15:24 |


» giovedì, 06 dicembre 2007


E IO CHE MI PENSAVO CHE ALMENO I SOGNI FOSSERO IMMUNI
Intrappolati in un edificio enorme, metà fatiscente, metà in uso. In parte scuola, in parte uffici, in parte abitazione privata. Un posto pericoloso, dove è necessario muoversi in una sorta di goffo parkour se si vuole sopravvivere. Un posto dove da un momento all'altro potrebbero accoltellarti. Corse improvvise, nascondigli e scivolate sui mancorrenti delle scale per raggiungere un'uscita che non si trova mai. O meglio, quelle che sembrano uscite portano in realtà ad un altra ala dell'edificio, un'altra sua manifestazione. Io e Léaud ci infiliamo in cunicoli, strisciamo sotto piloni di cemento, saliamo scale antincendio, scale di marmo e scale a pioli, ci arrampichiamo su muri sporchi e forziamo porte di ascensori fermi a metà piano. Attorno a noi figure indistinte, giovani cecchini masticatori di chewing-gum. Alcuni sono indifferenti, altri ci guardano con occhi vuoti. L'edificio è al centro di una corte di case di ringhiera. Ma è più alto. Passiamo attraverso stanze private, con letti disfatti e tavoli da sparecchiare. C'è stata vita, fino a poco tempo prima. Qualcosa ci insegue, anche se siamo sempre un passo avanti. Passiamo attraverso aule scolastiche polverose e graffitate, open space abbandonati, ricettacoli di tecnologia anni '90. In un modo o nell'altro riusciamo ad arrivare sul tetto, ma è già notte. Ci aspettano tutti lì. C'è il Mionico, c'è un sacco di bella gente, c'è una banda cittadina venuta dall'Austria ch